Se parliamo dell’impresa dell’Ideale Bari, dobbiamo necessariamente parlare degli uomini. Di uno spogliatoio dalle radici profonde, di quei calciatori che, utilizzando un’espressione forse abusata ma in questo caso tremendamente efficace, per una maglia hanno dato il sangue. Hanno combattuto, sofferto, gioito. E alla fine hanno vinto.
Uno dei protagonisti dell’ultima stagione è stato senza dubbio Marco Masotti. Il numero 9, otto gol in campionato, all’Ideale Bari ci è arrivato quasi per caso, grazie all’intuizione dell’allora direttore sportivo Mauro Biancofiore, persona che ancora oggi non smette di ringraziare. Quello che forse nessuno poteva immaginare, però, era quanto quell’incontro avrebbe finito per incidere sulla sua vita.
Perché per Marco l’Ideale non è stato soltanto calcio. È stato anche riscatto. Alle spalle c’è un passato difficile, segnato anche da problemi con la giustizia che lui non nasconde. Davanti, invece, c’è un uomo che racconta di aver trovato nel calcio e in questa piccola grande famiglia un’occasione per ricominciare, migliorarsi, costruire qualcosa di diverso. Lo capisci mentre parla. Dagli occhi, soprattutto. Dalla necessità quasi fisica di raccontare ciò che questa esperienza ha rappresentato per lui.
Il calcio, per Masotti, è stato anche una forma di salvezza. Ci incontriamo in un bar in una mattina di mezza estate, a pochi passi dalla Cattedrale, nel cuore di Bari Vecchia. Non potrebbe esserci scenario più adatto per parlare di radici, appartenenza e identità. Marco arriva con sua moglie e suo figlio Luis, nato soltanto pochi mesi fa. È lo stesso attaccante che, la prima volta che vidi giocare, scambiai quasi per Simone Simeri, per fisionomia e modo di stare in campo.
Poi iniziamo a parlare dell’Ideale. E quando il discorso arriva allo spogliatoio e alla tifoseria qualcosa cambia. Il tono della voce, lo sguardo. Masotti si scalda perché ciò che racconta non appartiene semplicemente alla stagione appena conclusa: appartiene ormai alla sua vita.
«Mi sono trovato all’Ideale Bari quasi per caso. Quello che ho vissuto qui è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Tutto parte dallo spogliatoio, da uomini come la bandiera Mirko Di Bari, che ha dovuto lasciare per limiti d’età, Carlo Vox e Marco Anaclerio. Credo sia stato uno dei nostri segreti». Il concetto sul quale insiste è quello delle radici. Una società può cambiare giocatori, inserire giovani, accogliere volti nuovi. Ma se dentro lo spogliatoio esistono uomini capaci di spiegare cosa rappresenta quella maglia, allora chi arriva comprende immediatamente dove è entrato.
«Quando trovi una radice forte, chi è lì da tempo riesce a spiegare ai nuovi il significato della maglia. E quando entri in campo non lo fai per soldi: parliamo di calcio dilettantistico, viviamo tra virgolette di rimborsi spese. Giochi perché senti qualcosa. E allora dai tutto, nel vero senso della parola».

È probabilmente questa una delle caratteristiche che Masotti riconosce all’Ideale e che, dal suo punto di vista, la distingue da molte altre realtà. Poi, inevitabilmente, arriviamo all’argomento più difficile: l’addio. Qui il sorriso lascia spazio per qualche istante all’amarezza. Non c’è rabbia nelle sue parole e neppure la volontà di aprire una polemica. C’è soprattutto il dispiacere di chi era convinto che quella storia sarebbe continuata.
«Non avrei mai pensato di andare via. Il mister, che ringrazio, e il direttore sportivo mi avrebbero voluto ancora lì. Inizialmente mi avevano fatto capire che sarei stato riconfermato, poi non si è fatto più nulla. La società ha fatto le proprie scelte, che sono assolutamente legittime. Mi dispiace molto, questo sì. Io non nascondo di aver pianto, perché sentivo di non lasciare semplicemente una squadra di calcio. Lasciavo un mondo. Una famiglia, nel vero senso della parola». Nel calcio le strade possono dividersi, le società fanno le proprie valutazioni e ogni stagione porta inevitabilmente con sé delle scelte. Quello che rimane, però, non sempre può essere misurato attraverso un contratto, un rimborso o una presenza in campo.
E basta ascoltare Masotti parlare dei dilettanti per comprenderlo. «Il calcio non è soltanto quello professionistico. Anzi, forse proprio nei dilettanti riesci ancora a trovare una genuinità e un attaccamento particolari». Per spiegarmi cosa intenda, Marco torna con la memoria dentro quelle quattro mura che ricorreranno continuamente nel nostro incontro: lo spogliatoio. Prima delle partite Mirko Di Bari, capitano e simbolo di una vita, guardava i compagni negli occhi. Non servivano grandi discorsi motivazionali. A volte bastavano quattro parole in dialetto barese: «Nu sim l’Ideale». Noi siamo l’Ideale.
«Quando Mirko ce lo diceva bastava quello. Scendevamo in campo con il coltello tra i denti perché sapevamo di rappresentare una città e soprattutto un pubblico magnifico». Tra i tanti ricordi ne sceglie uno. Una trasferta a San Giovanni Rotondo, con temperature sotto lo zero. I sostenitori baresi non erano neppure all’interno dell’impianto: pur di esserci, seguirono la squadra da una montagnetta nei pressi del campo.

Un’immagine che Masotti non ha dimenticato. Ed è proprio parlando dei tifosi che si comprende perché ogni volta che pronuncia la parola “famiglia” non stia utilizzando semplicemente una delle espressioni più inflazionate del mondo del calcio. Marco quei tifosi li conosce per nome. Con alcuni di loro ha condiviso momenti che con il rettangolo verde avevano poco a che fare: grigliate organizzate nella struttura, serate trascorse insieme, occasioni nelle quali la partita della domenica diventava soltanto il punto di partenza di un rapporto molto più profondo.
«È un’altra delle peculiarità dell’Ideale. Conosco personalmente tanti tifosi, conosco i loro nomi. Con alcuni abbiamo organizzato anche delle grigliate nella struttura. Si era creato un rapporto completamente diverso da quello che normalmente immaginiamo nel calcio professionistico. Qui non c’era distanza». Forse è anche per questo che, al termine delle partite, Masotti aveva sviluppato una sorta di rituale. Fischio finale, qualche secondo per smaltire la tensione e poi una direzione praticamente obbligatoria: la curva.
Andava sotto il settore occupato dai sostenitori dell’Ideale e diventava quasi uno di loro. Lanciava i cori, cantava, festeggiava. Per qualche minuto il numero 9 spariva e rimaneva semplicemente Marco. Quell’immagine oggi sta diventando un tatuaggio, ancora in fase di completamento: Masotti sotto la curva mentre festeggia con la sua gente. Non il gol più bello. Non un pallone. Non una coppa. La curva.

Probabilmente non esiste fotografia migliore per spiegare cosa abbia rappresentato per lui questa esperienza. Ma l’Ideale che Masotti racconta non nasce soltanto sugli spalti. Nasce soprattutto dalla capacità dello spogliatoio di tramandare qualcosa. Quando gli chiedo quali siano le persone che più di altre gli abbiano fatto comprendere cosa significasse appartenere a quel mondo, la risposta arriva immediatamente.
«Di Bari e Vox su tutti. Quattro anni fa sono stati loro a farmi capire cosa fosse davvero l’Ideale. Aiutavano lo spogliatoio a rimanere unito, aiutavano i giovani a integrarsi, anche i ragazzi più difficili. Sono calciatori insostituibili e non sto parlando dell’aspetto tecnico. Parlo soprattutto di quello umano».
È la stessa eredità che, secondo Masotti, ha permesso ai più giovani di inserirsi nella stagione della grande impresa. Stella, Bovio, Romanazzi, Schirone e tanti altri: ragazzi che hanno trovato accanto uomini capaci di trasmettere una mentalità prima ancora che indicazioni calcistiche. «Ho percepito subito che l’aria fosse diversa. Lo vedevi dentro quelle quattro mura. I giovani hanno avuto accanto persone capaci di spiegare loro cosa significasse essere dell’Ideale».
C’è un episodio che conserva in maniera particolare. Alla vigilia della trasferta di Troia, la squadra arrivava da due risultati negativi mentre il Triggiano continuava a inseguire senza mollare. Una di quelle partite nelle quali la classifica rischia di entrare nella testa prima ancora di mettere piede sul terreno di gioco.
La squadra decise allora di fare qualcosa di semplicissimo: andare a cena tutti insieme. «Volevamo compattarci, condividere anche l’attesa della partita. Il giorno dopo riuscimmo a vincere. Ma di aneddoti così potrei raccontarne tantissimi». Ed è qui che gli pongo una questione inevitabile. L’Ideale è cresciuto, ha vinto, ha attirato attenzione e clamore mediatico. Può esserci il rischio che, crescendo, qualcosa di quell’identità venga perduto?
Masotti non lancia allarmi e non distribuisce sentenze. La sua è piuttosto una speranza. «Il rischio esiste in tutti i campi della vita e quindi può esistere anche per l’Ideale. Io mi auguro di no, perché questa società ha costruito tanto ed è diventata riconoscibile proprio grazie a questa peculiarità».

Nelle sue parole non c’è la pretesa di indicare quale strada debba prendere l’Ideale. C’è semmai l’auspicio di chi quell’identità l’ha conosciuta dall’interno e spera che, indipendentemente dagli uomini che verranno, non venga dispersa. Masotti, intanto, ripartirà. La prossima tappa si chiama Bari Sportiva. «Ho firmato per un’altra bella realtà. Spero di riuscire a ripercorrere quanto di bello ho fatto all’Ideale».
Cambierà la maglia, dunque, ma inevitabilmente qualcosa di questi anni viaggerà insieme a lui. E quando arriva il momento dei ringraziamenti, è significativo che in una lunga chiacchierata con un attaccante autore di otto gol si sia finito per parlare pochissimo proprio dei gol. Masotti preferisce ricordare le persone. «Ringrazio tutti i miei compagni per i bellissimi momenti che abbiamo vissuto insieme».
Poi l’allenatore, Di Biseglie. «È un tecnico preparatissimo. Ha saputo plasmare la squadra e soprattutto darle una mentalità vincente». Infine torna ancora una volta da dove, probabilmente, era inevitabile terminare. Dalla curva. «I tifosi sono una componente fondamentale. Senza queste persone, senza chi fa sacrifici per seguire la squadra, sarebbe tutto inutile».
Mentre lo ascolto penso nuovamente a quel tatuaggio ancora incompleto. A Marco raffigurato sotto la curva, esattamente nel posto dove andava al termine delle partite per lanciare i cori insieme ai tifosi. Forse quando sarà terminato racconterà meglio di qualsiasi intervista questi anni. Perché Masotti dall’Ideale è andato via. Ma una parte dell’Ideale, quella, non potrà andare via da Masotti.
Autore: Redazione TuttoBari
Altre notizie - Bari & Dintorni
Altre notizie
- 23:00 Salernitana-Bari, i convocati di Cosmi. Assenti in tre (tra cui un ex)
- 22:35 Girone C, il Sorrento vince ed è primo. Casertana e Barletta k.o., Catania ok in extremis. Risultati e classifica
- 22:00 Bari, Rastelli mette tutti sull’attenti: a Salerno ogni errore può costare caro
- 21:00 Un lutto ha colpito l'ex biancorosso Pucino. Il cordoglio del Bari
- 20:00 Cosmi: "A Crotone scialbi, mi aspetto pronto riscatto. Bari? Tra le favorite. C'è un recupero"
- 19:20 Bari, i convocati per Salerno: rientra Esposito, Mantovani ancora indisponibile
- 18:00 Scafuri (Granata al Veleno): "Pochi punti in classifica? Ecco le cause. Bari banco di prova importante"
- 16:45 Rastelli: «Salernitana arrabbiata, non dobbiamo lasciarci distrarre dalla classifica»
- 15:00 La “nobile decaduta” Salernitana sulla strada del Bari: in palio anche una spinta psicologica
- 14:00 Bari, su Bianchi puoi contare. A Salerno si spera nei suoi gol
- 14:00 TuttoBari anche su Threads e WhatsApp! Seguici!
- 13:00 Colavitto: "Salernitana-Bari? Si respira calcio di Serie A"
- 12:00 Salernitana-Bari in Serie C, 42 anni dopo: la sfida tra le due nobili decadute
- 11:00 Seba Esposito continua a convincere. Ieri, con la Francia, buona prova
- 10:00 L'ex Pagano: "Bari? Delusione enorme, cambiati tanti allenatori"
- 09:00 Il prossimo turno - Il Potenza all'esame Picerno, il Bari fa visita alla Salernitana. Catania in cerca di conferme
- 08:00 Da Salerno - Spettatori domani: ecco quanti. E per i tifosi del Bari c'è un invito
- 07:00 Bari, all'Arechi torna Esposito? Perchè il rientro dell'ex Sorrento sarebbe importante
- 21:00 Verso Salernitana-Bari, Sciaudone: "Ci sono tre buoni motivi per vederla". Lanzaro: "Auguro a entrambe una cosa"
- 20:00 Verso Salernitana-Bari: da Protti a Di Vaio, i calciatori che hanno fatto innamorare due tifoserie
- 19:00 L'Italia degli Esposito, non solo Pio e Sebastiano. Se fossero in undici? La ricostruzione di Tmw (c'è anche un biancorosso)
- 18:15 GdM - Vaughn sarebbe intenzionato a riprendere i dialoghi con la Filmauro. La strategia
- 18:00 Rastelli sfida la Salernitana: il bilancio sorride al tecnico del Bari
- 17:00 Italia Under 19, solo vittorie. Soddisfazione Esposito. Tutte le gare
- 16:00 Zauli: "Bari, squadra importante e ha fatto quadrato. Non era scontato"
- 15:00 Da Salerno: "Iervolino parlerà ai calciatori prima del Bari"
- 14:00 Salernitana, niente Achik. Cosmi e le opzioni per sostituirlo
- 13:00 Spettatori Salernitana-Bari: il dato sulla prevendita e l'obiettivo finale
- 12:00 CdM - Stadio, incognita club. DeLa accedono agli atti: possibile azione legale?
- 11:30 Gomez torna? Rep: "Si cerca recupero in extremis. Nella migliore delle ipotesi..."
- 11:00 Rep - Vaughn, percorso appare in discesa. C'è anche Sixth Street (fondo americano)
- 10:30 Tutti i video di TuttoBari. Seguici sul canale Youtube e non solo
- 09:00 Social - Maggiore, tra gol e dolci scatti. Mendicino e quel commento di un grande ex
- 08:00 Salernitana-Bari, nuovo incrocio. Ecco com'è andato l'ultimo precedente in Campania
- 07:00 Da Salerno - Achik si ferma: è lesione. E D'Ursi si scatena in partitella
- 21:00 Tra 'voci' americane, 'silenzio' sugli spalti ed 'esultanze' in campo: come suona questo Bari?
- 20:00 Salernitana-Bari, l’amicizia che dura da oltre 40 anni. E attenzione a due ex
- 19:00 Giovanili - Primavera a riposo. Giocano domenica altre tre formazioni
- 18:00 Maggiore, il trascinatore del Bari con un "chiodo fisso" in testa
- 17:00 Primavera, Alonso Campagna sempre più protagonista: alla scoperta della stella italo-venezuelana
- 15:00 L’eroe di una città, il simbolo immortale di Bari. Igor Protti era lo zar del San Nicola
- 14:00 Bari, nasce ottobre. Il menù del mese: da Salerno alla Scafatese, tutti i coefficienti di difficoltà
- 13:50 Vaughn e la ristrutturazione del San Nicola. C'è il contatto con la Renzo Piano Building Workshop (con segnali d'apertura)
- 13:00 Marcatori Girone C: un trio in testa (fra cui un difensore). Maggiore re dei bomber biancorossi
- 12:00 Il Bari torna ad affrontare Serse Cosmi: i 14 precedenti contro l'allenatore perugino
- 11:00 I calciatori della Serie A per regione. I pugliesi? Sono solo in tre
- 10:00 Bari, riecco la continuità: sei risultati utili, quando l’ultima volta?
- 09:30 Verso Salernitana-Bari, CdS: "Nei granata un paio di novità. Settore ospiti? Esaurito in pochi minuti"
- 09:00 Manzari si è operato. Il Bari: "Ti aspettiamo!"
- 08:00 Euro 2032: il San Nicola prosegue la corsa, il nuovo stadio del Napoli (voluto da ADL) no. Il motivo
- 07:00 Ecco la Salernitana: dal gemellaggio pure in C agli uomini di punta delle due squadre oggi
- 22:00 Retroscena Longo: lo voleva un club di C, lui aspetta ancora la B
- 21:00 TuttoBari - Ivan Loseto: "In C serve costanza. Salernitana? Vincere sarebbe una prova di forza"
- 20:30 Bari, quale concorrenza tra i pali? Cerofolini è certezza. Ed anche gli ex lo esaltano
- 20:00 Ivan Loseto a TuttoBari: "Rastelli? Bilancio soddisfacente. Ecco chi mi ha impressionato"
- 19:15 Il San Nicola è fra gli stadi candidati ad Euro 2032. La nota Figc e le parole di Malagò
- 19:00 Da Anzolin a Maggiore, applausi Bari. Il club li celebra
- 18:20 Manzari s'è operato: svelati i tempi di recupero. Allenamento, c'è il report
- 18:00 Ibrahimović e Barella, “Occhi color mare” e l’incontro con Papa Francesco. #InstagramMaggiore e ‘lo scatto da 10’
- 17:00 Sassanelli (comitato garanti) sull'incontro con Marino: "Ecco la priorità. Vaughn? Serve volontà di cedere"


