Non è ancora il momento di emettere sentenze definitive, ma le domande cominciano a essere troppe per continuare a rimandare il processo. Massimo Rastelli è finito sotto osservazione, non tanto per una singola partita o per un risultato negativo, quanto per una serie di segnali che stanno accompagnando il cammino del Bari. La squadra è seconda, a cinque punti dal Potenza, ma continua a dare l'impressione di non aver trovato una propria identità. E quando una formazione costruita per puntare alla promozione fatica a convincere, il primo a essere chiamato a rispondere è inevitabilmente l'allenatore.

Il primo banco d'imputazione riguarda il gioco. Il pareggio contro il Crotone ha mostrato un Bari lento, prevedibile e incapace di imporre la propria superiorità contro l'ultima in classifica. A Caserta, nonostante il punto conquistato, il copione è stato simile: avversari più intraprendenti per lunghi tratti, Cerofolini chiamato a intervenire e una squadra costretta a inseguire dopo il gol di Manconi. La rete di Gomez ha evitato la sconfitta, ma non ha cancellato le difficoltà nella costruzione della manovra. Il problema non è pretendere spettacolo ogni domenica: è capire quale sia l'idea di calcio del Bari e perché questa emerga soltanto a intermittenza.

Il secondo capo d'accusa riguarda la gestione delle risorse. L'assenza di Darboe ha messo in evidenza la dipendenza del centrocampo da un giocatore capace di dare strappi e verticalità. Una squadra che ambisce al primo posto, però, non può perdere equilibrio ogni volta che manca un titolare. Rastelli deve trovare alternative credibili, valorizzare le caratteristiche dei centrocampisti a disposizione e costruire soluzioni che non rendano il Bari prevedibile. Anche le scelte offensive sono sotto osservazione: Gomez, arrivato con aspettative importanti, ha dovuto rincorrere le gerarchie prima di trovare il primo gol. Adesso toccherà al tecnico capire come inserirlo stabilmente senza impoverire il resto del reparto.

C'è poi il capitolo della condizione atletica e della personalità. Il Bari fatica a mantenere intensità, sembra spesso arrivare in ritardo sulle seconde palle e non sempre riesce a prendere in mano le partite. Sono aspetti che non dipendono esclusivamente dall'allenatore, ma che rientrano nella sua responsabilità quando si tratta di dare una direzione al lavoro quotidiano e rendere la squadra competitiva nell'arco dei novanta minuti.

Infine, c'è il banco d'imputazione più pesante: i risultati in rapporto alle ambizioni. Il Potenza ha allungato, il Sorrento resta vicino e il Bari continua a sprecare occasioni per accorciare. Cinque punti non sono un verdetto, ma diventano un campanello d'allarme se la capolista sembra avere maggiore continuità e convinzione.

Rastelli non può essere considerato l'unico responsabile delle difficoltà biancorosse, né sarebbe corretto trasformare ogni pareggio in un processo sommario. Ma il secondo posto non basta a chi deve riportare il Bari in Serie B. Servono risposte, soprattutto sul campo: un'identità riconoscibile, una crescita del gioco e la capacità di sfruttare gli inciampi delle concorrenti. Il giudizio resta aperto. Per evitare che si trasformi in una condanna, però, il Bari deve cominciare a convincere prima ancora di guardare la classifica.

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 07:00
Autore: Antonio Testini
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