Il derby del “Puttilli” ha lasciato in eredità al Bari più di qualche interrogativo. Il 3-0 rifilato dal Barletta racconta una partita dominata dalla squadra di Paci, capace di interpretare meglio la gara sotto ogni punto di vista. Per i biancorossi, invece, una prestazione troppo simile a quelle che hanno accompagnato la scorsa stagione.

A preoccupare è soprattutto la condizione di alcuni elementi. Tribuzzi e Gomez sono apparsi ancora lontani dalla forma migliore, mentre Maggiore è calato dopo un buon avvio. Lo stesso Rastelli ha sottolineato questo aspetto nel post gara, ma non può diventare un alibi: siamo alle prime partite della stagione per tutti. E se la condizione non è ancora al top, servono almeno intensità, corsa e fame. A Barletta sono mancate anche queste.

Poi gli errori individuali. Serata complicatissima per Mantovani, e ancora peggio per Cocetta, che ha commesso l’errore più pesante con l’autorete. Fa ancora più rumore la prestazione del capitano, uno dei punti di riferimento della squadra. Appena una settimana fa era stato proprio lui a sbloccare il Bari, firmando il primo gol stagionale dei biancorossi. A Barletta, invece, è apparso lontano dal suo standard, in una serata nella quale avrebbe dovuto essere tra gli uomini chiamati a trascinare il gruppo. Per Cocetta, invece, si trattava della prima gara da titolare.

Il problema, però, non è soltanto nei singoli. A Barletta è mancato soprattutto l’atteggiamento: una squadra senza identità, senza quella fame e quella grinta indispensabili per tornare in alto. Il Barletta ha giocato il derby con la voglia di conquistare ogni pallone, il Bari è sembrato spesso spettatore di una partita che avrebbe dovuto affrontare con tutt’altro spirito. E, a lungo andare, senza una svolta, il rischio è quello di andare nuovamente a schiantarsi contro lo stesso muro: quello della Serie C.

Per non parlare del discorso ambientale. Giocare in uno stadio come il “Puttilli”, pieno e interamente schierato con il Barletta, significa inevitabilmente sentire la pressione. Ma anche questo non può e non deve diventare una scusante. Se oggi una parte della tifoseria biancorossa sceglie di non seguire la squadra, il Bari deve interrogarsi sulle ragioni che hanno portato a questa situazione. La contestazione alla proprietà e alla multiproprietà non nasce dal nulla e, per quanto possa pesare sull’ambiente, non può essere utilizzata per giustificare una prestazione senza anima. Chi scende in campo deve avere la forza di giocare anche contro tutto questo.

Sezione: In Primo Piano / Data: Sab 29 agosto 2026 alle 17:00
Autore: Martina Michea
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