L'isolamento di Massimo Rastelli all'interno dell'universo biancorosso è ormai totale, certificato da una contestazione fatta di critiche impietose che mettono a nudo l'inadeguatezza di una proposta tecnica incapace di dare un'identità forte a una squadra costruita per dominare. Nel calcio viscerale di questa piazza, la tendenza sistematica della panchina a edulcorare la realtà nelle analisi post-partita viene percepita come una mancanza di rispetto verso chi spende tempo, soldi e passione per seguire la squadra ovunque: rifugiarsi dietro la favola della buona prestazione mentre il campo restituisce sterilità, amnesie difensive e una preoccupante fragilità mentale significa spezzare quel filo di fiducia che lega l'allenatore alla sua gente.

​La pressione attorno al tecnico riporta inevitabilmente alla memoria i corsi e ricorsi storici della sua carriera, riaprendo il dossier sui precedenti in categoria: l'ultima volta che Massimo Rastelli è stato esonerato in Serie C risale al settembre 2023, quando la sua avventura sulla panchina dell'Avellino si interruppe bruscamente all'indomani della sconfitta interna contro la Juve Stabia, maturata dopo appena due giornate di campionato. Allora fu un avvio shock a decretare la fine del rapporto con i lupi irpini, mentre oggi a Bari la crisi si muove su binari più subdoli ma altrettanto pericolosi, fatti di un pareggio dopo l'altro e di un'involuzione di gioco che rischia di compromettere definitivamente le ambizioni di promozione immediata.

​Il tempo delle giustificazioni formali e dell'immobilismo tattico è ormai scaduto, ma starà ora al tecnico di Torre del Greco dimostrare che le ultime prestazioni sono figlie solo delle assenze e non solo in campo, perché anche il periodo di assenza del direttore Marino può avere avuto un peso specifico non indifferente, lasciandolo gestire tutto l'ambiente completamente da solo. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 10:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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