Ci sono stati momenti, in questa stagione, in cui il Bari è sembrato incapace perfino di reggere l’urto emotivo delle partite. A Marassi, invece, la squadra di Moreno Longo ha fatto esattamente l’opposto: ha sofferto, ha stretto i denti, ha colpito al momento giusto. E ha vinto. Il 2-0 contro la Sampdoria non è soltanto un successo pesante in chiave classifica. È un segnale. Forse il primo davvero forte del nuovo corso.
La partita era cominciata in salita, con il palo di Henderson dopo pochi minuti a far temere l’ennesima serata storta. E invece il Bari ha retto, ha assorbito l’onda blucerchiata e al 26’ ha colpito con Moncini, bravo a farsi trovare pronto sul cross di Esteves. Un gol da centravanti vero, di quelli che pesano perché arrivano nel momento in cui l’inerzia sembra poter scappare via.
Nel secondo tempo la Samp ha spinto, ha creato, ha costretto i biancorossi a difendersi bassi. Cerofolini ha risposto presente, la linea difensiva ha retto l’urto, Cistana ha salvato su Brunori nel momento più delicato. Non una prova dominante, ma una prova matura. E poi, nel recupero, il colpo che chiude i conti e libera tutto: Bellomo, entrato dalla panchina, finalizza un contropiede con un destro splendido dal limite. È il gol che racconta meglio questo Bari: cinico, essenziale, concreto. Esattamente ciò che era mancato troppe volte.
Non è stata una prestazione perfetta. La Samp ha avuto più di un’occasione, il Bari ha concesso campo e ha sofferto sulle palle inattive. Ma la differenza, stavolta, è stata nella testa. Nessun blackout, nessuna resa nei minuti finali. Al contrario: gestione, lucidità, personalità.
La cura Longo, che fino a pochi giorni fa sembrava arrancare, offre finalmente un segnale tangibile. Il tecnico non ha rivoluzionato tutto, ma ha dato struttura, compattezza, senso di responsabilità. E alcuni singoli stanno rispondendo: Moncini torna a segnare, Esteves cresce, la difesa appare più solida, la panchina incide.
In chiave salvezza, è una vittoria che vale doppio. Perché arriva in trasferta, contro una squadra attrezzata, e perché interrompe una spirale psicologica che rischiava di diventare soffocante. La classifica resta complicata, ma ora il Bari può guardare alle prossime partite con uno spirito diverso.
Il calendario non concede tregua, la corsa resta in salita. Ma se la squadra saprà replicare questo atteggiamento — soffrire quando serve e colpire con freddezza — allora il rilancio non sarà soltanto un’illusione di una notte.
A Marassi, il Bari ha fatto qualcosa che negli ultimi mesi sembrava impossibile: ha dato l’idea di essere vivo. E da qui, forse, può davvero ricominciare.
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