La telenovela legata allo stadio San Nicola sembra essere finalmente giunta ai titoli di coda. Nella giornata di ieri il sindaco Vito Leccese ha concesso la disponibilità dell’impianto alla SSC Bari, a seguito dell’accettazione da parte di Luigi De Laurentiis delle tre condizioni poste dall’amministrazione comunale.
Tre punti che, tuttavia, non sembrano aver convinto la maggior parte della tifoseria. In pochi credono a quanto riportato nella lettera dello stesso De Laurentiis. L’arrivo ufficiale di Pierpaolo Marino rappresenta, su carta, un segnale importante e potrebbe essere interpretato come la volontà di inaugurare un nuovo corso con l’obiettivo dichiarato della Serie A. Eppure, i dubbi e lo scetticismo della piazza restano più che legittimi.
Negli ultimi tre anni il Bari ha dato ampiamente l’impressione di non voler realmente compiere il salto di categoria. Nessun investimento significativo sui cartellini, scelte spesso discutibili nei quadri tecnici e dirigenziali e, soprattutto, un mercato invernale che, nel momento più delicato della stagione, ha portato soltanto prestiti di giocatori reduci da problemi fisici e lontani dalla migliore condizione, mentre la squadra scivolava pericolosamente verso la retrocessione. Le domande, dunque, sorgono spontanee. Perché non investire prima queste risorse? Perché non affidarsi a una figura di comprovata esperienza come Marino già durante la stagione? Perché non intervenire con decisione quando il Bari era ancora pienamente padrone del proprio destino?
Il sospetto che serpeggia tra i tifosi e non solo è che tutto questo abbia avuto come obiettivo principale quello di ottenere la concessione dello stadio. Una sensazione alimentata dalle scelte compiute negli ultimi anni. Per riportare una squadra dalla Serie C alla Serie B servono investimenti importanti, non inferiori ai 10-14 milioni di euro, considerando che soltanto una squadra conquista la promozione diretta. Per puntare successivamente alla Serie A sarebbero necessari ulteriori 30-40 milioni. Risorse che, grazie agli incassi, agli sponsor e al sostegno delle istituzioni e della città, sarebbero state molto più facili da reperire e sostenere negli anni passati.
Basta tornare con la memoria al gennaio del 2023, quando il Bari era in piena corsa per la promozione diretta. In quel momento non arrivarono i rinforzi necessari per provare a compiere il grande salto. Lo stesso errore si è ripetuto nello scorso mercato di gennaio, quando sarebbero serviti almeno quattro o cinque innesti di spessore per salvare una categoria che stava sfuggendo di mano. Oggi, invece, il Bari riparte dalla Serie C, una categoria che garantisce introiti pressoché nulli. Ed è proprio qui che emerge la più grande contraddizione: perché non investire in Serie B, quando esistevano condizioni economiche e ambientali decisamente più favorevoli, e farlo adesso in una categoria più povera, senza il sostegno economico e morale della città e con una tifoseria ormai esasperata?
L’unica speranza, per quanto flebile, è rappresentata proprio da Pierpaolo Marino. Oltre trent’anni di esperienza nel mondo del calcio, una rete di conoscenze consolidata e la capacità di attrarre giocatori potrebbero consentire al Bari di costruire una squadra competitiva nonostante il contesto estremamente difficile.
Resta però un problema enorme che nessun investimento potrà cancellare nel breve periodo: la frattura tra società e tifoseria. Una distanza che oggi appare profonda e difficilmente ricomponibile. Se a questo si aggiunge una comunicazione societaria disastrosa, con il club ancora in silenzio nei confronti della piazza e della stampa dopo ventisei giorni dalla tragica notte di Bolzano, il quadro diventa ancora più preoccupante.
Qualunque sia la forza della squadra che verrà costruita nelle prossime settimane, la famiglia De Laurentiis dovrà fare i conti con una realtà ormai evidente: la fiducia dei tifosi è stata consumata nel tempo e riconquistarla sarà probabilmente la sfida più difficile di tutte.
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