Chi si immaginava una sessione estiva di calciomercato di alto livello, magari favorita dall’innesto di Pierpaolo Marino, è rimasto profondamente deluso. Nonostante le premesse e i proclami ascoltati, ancora una volta, in conferenza stampa dallo stesso Direttore Generale, i fatti raccontano una storia ben diversa. Ora, naturalmente, la parola passa al campo. Sarà il terreno di gioco a stabilire il reale valore della squadra e a dare un giudizio definitivo sul lavoro svolto dalla società. Ma se l’obiettivo del club era quello di lanciare un segnale forte e inequivocabile alla piazza, ancora una volta non è arrivato.
Il Bari ha mostrato poca concretezza e, soprattutto, non ha dato l’impressione di voler costruire una squadra realmente attrezzata per il salto di categoria. Il famoso doppio salto, decantato da Luigi De Laurentiis, al momento appare un’impresa difficilmente realizzabile.
Della squadra della passata stagione sono rimasti Cerofolini, Mantovani, Mane, Darboe e, inaspettatamente, anche Vicari e Maggiore. Proprio questi ultimi due sembravano essere tra i principali indiziati a lasciare Bari. E invece Maggiore è diventato quasi un titolare inamovibile per mister Rastelli. Gol contro la Cavese a parte, il centrocampista sta mostrando ancora una volta tutti i suoi limiti, soprattutto in termini di qualità e continuità. Diverso il discorso per Vicari. L’ex capitano è stato reintegrato in rosa anche perché nessuna compagine di Serie C sembrava nelle condizioni di potersi accollare un ingaggio così importante. Una permanenza che, inevitabilmente, ha condizionato anche le successive operazioni di mercato con il mancato innesto di un altro centrale. La nuova stagione, del resto, era iniziata con il rinnovo di Mane, apparso imbarazzante nelle prime uscite stagionali e destinato, con ogni probabilità, a essere nuovamente titolare nelle prossime sfide, considerando anche la condizione fisica tutt’altro che ottimale di Mogos.
Ma veniamo alle entrate. Al posto di Vicari sarebbe servito un centrale titolare di livello, un calciatore già abituato a vincere la Serie C e capace di garantire leadership e affidabilità. In tal senso, il Bari aveva sondato anche l’ex Chiosa, poi cercato dal club biancorosso senza arrivare alla fumata bianca. Le sconfitte, prima quella di Barletta e poi le prestazioni contro Casarano e Cavese, hanno evidenziato soprattutto i limiti del Bari in mezzo al campo. Una zona nella quale manca qualità, dinamismo e soprattutto un giocatore in grado di cambiare ritmo alla manovra. Nonostante le smentite di Rastelli nel post-partita, Marino ha provato in tutti i modi a innalzare il livello del centrocampo, arrivando a offrire un contratto importante al ciociaro Gelli. La mezz'ala, però, ha mestamente declinato la proposta, preferendo rimanere fuori rosa a Frosinone.
Ed è proprio qui che sorge una domanda inevitabile: possibile che sul mercato nazionale non esistessero alternative? Ad esempio Andrea Vallocchia, svincolato e quindi disponibile a parametro zero, avrebbe potuto rappresentare una soluzione last minute. Il Bari ha invece scelto di cedere Faggi all’AlbinoLeffe, lasciando contestualmente un posto vacante in rosa. Una scelta difficile da comprendere, soprattutto considerando le lacune evidenziate dalla squadra.
Al Bari manca qualità in mezzo al campo e, soprattutto, manca qualcuno capace di dare brio e imprevedibilità alla manovra. Il giovanissimo Prisco come vice-Grgic, inoltre, sembra francamente troppo poco per una squadra che dovrebbe puntare alla promozione. Anzi, rappresenta l'ennesimo schiaffo alla tifoseria.
In avanti, Marino e Minadeo hanno piazzato il colpo Della Morte, oltre alla scommessa Bianchi. Quest’ultimo, però, è un attaccante che ha avuto diversi problemi fisici e che, numeri alla mano, non sembra possedere le caratteristiche del classico bomber da promozione. Finora, inoltre, Gomez è apparso lontano dalla migliore condizione. E una cosa dovrebbe essere ormai chiara a tutti: per vincere i campionati servono gli attaccanti. Lo ha detto lo stesso Marino in conferenza stampa. Questa squadra non sembra avere il proprio Antenucci. Non ha, almeno sulla carta, un top player in nessun reparto, con la sola eccezione di Cerofolini. E quando l’obiettivo dichiarato è la vittoria del campionato, questo rappresenta un limite tutt’altro che trascurabile.
A rendere ancora più evidente il paradosso c’è poi il bilancio del mercato. Il Bari ha chiuso nuovamente la sessione con un saldo positivo, grazie alle cessioni di Dorval, Sibilli, Verreth e Faggi, per un totale di quasi due milioni di euro incassati, a fronte di circa un milione speso per i cartellini. Numeri che possono far sorridere i bilanci, ma che difficilmente possono entusiasmare una piazza che da troppo tempo chiede una squadra competitiva.
Sulla carta, dunque, questo Bari non sembra avere le caratteristiche di una formazione costruita per vincere il campionato. E soprattutto non sembra essere riuscito a centrare l’obiettivo forse più importante: riconquistare la fiducia della propria gente. Una tifoseria ormai stanca delle promesse, dei proclami e di un progetto che nei fatti continua a non decollare. Il campo, adesso, avrà l’ultima parola. Ma se questo era il mercato pensato per trasformare il Bari in una vera candidata alla promozione, il rischio è che il tanto celebrato doppio salto rimanga, ancora una volta, soltanto uno slogan.
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