Latina, ancora Latina. Così come undici mesi fa è stato il capoluogo pontino la pietra tombale su cui si sono arenati i sogni di gloria del Bari. Stessa cornice, stesse squadre, pur con interpreti diversi, ma totalmente differente il contesto. Quel maledetto 11 giugno del 2014 i tifosi biancorossi lasciarono il Francioni tra le lacrime. Lacrime di dolore per una sconfitta arrivata non sul campo ma solo per il miglior piazzamento in classifica dei nerazzurri. Ma anche lacrime di rabbia per qualche decisione arbitrale che aveva inevitabilmente condizionato l'andamento del match d'andata e di quello di ritorno, a scapito dell'undici di Alberti e Zavettieri. Ieri invece le lacrime erano semplicemente finite. Ciò che è avvenuto è stato la logica conseguenza di un processo che andava avanti da settimane. Il definitivo fallimento tecnico del Bari costruito in estate da Paparesta, Mangia e Antonelli e di quello (ri)costruito nel mercato invernale da Paparesta, Antonelli e Nicola. Chiariamo, anche se la matematica offriva ancora qualche speranza, la possibilità di arrivare ai play-off il Bari se l'era ampiamente giocata nelle giornate precedenti. Un successo a Latina avrebbe probabilmente fatto aumentare i rimpianti per quello che, nelle intenzioni della società, avrebbe dovuto essere l'anno del ritorno nella massima serie. Ma perdere in questa maniera, in quello che per molti baresi era e resta il luogo del delitto, francamente appare inaccettabile. 

MEDIOCRITA' - Al cospetto di un avversario tutt'altro che trascendentale Caputo e compagni non hanno fatto peggio di tante altre occasioni. Ma, e questo dice tutto sulla consistenza di quest'armata Brancaleone, hanno perso. Per la quindicesima volta in campionato, un risultato che non accadeva da più di quattro anni nella storia del club, addirittura da otto in serie B (stagione 2006/07). E' vero, come dice Nicola, che la squadra ha provato a fare la partita. Ma come? Con un possesso palla lento e prevedibile e una difesa statica e impacciata (a partire dal suo portiere), in particolar modo sui calci piazzati. Il Latina non ha rubato nulla. Ha badato al sodo, colpendo come e quando ha potuto colpire. Nel calcio vince chi segna e quello resta sugli almanacchi (oltre alle ammonizioni di Minala e Calderoni che costeranno un turno di squalifica a entrambi). Resta anche un'altra cosa: la rabbia di chi ogni sabato macina chilometri per assistere alle prestazioni di una squadra che, al di là delle solite dichiarazioni di facciata (puntualmente disattese), sembra aver la testa già alle vacanze. Prima però restano ancora due partite. Quella col Brescia sarà l'occasione per salutare il pubblico del San Nicola. Difficile che per molti calciatori possa trattarsi di un arrivederci, quanto di un addio. E nemmeno tanto piacevole. 

Sezione: Copertina / Data: Dom 10 maggio 2015 alle 09:00
Autore: Francesco Serrone
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