Perdere a Cagliari ci sta. Il vero dramma, semmai, sta nel modo in cui si è arrivati alla sconfitta: primo tempo regalato agli avversari senza impensierire mai la porta di Storari se non con il tiro-cross-gol di Rosina e con una conclusione di De Luca nel secondo tempo. Il Bari caduto al 'Sant'Elia' è stato un Bari che si è prevalentemente rintanato nella propria metà campo senza dare mai la sensazione di potersi giocare ad armi pari il match più importante e prestigioso di questa prima parte di campionato.
PICCOLA CON LE GRANDI - Il 2-1 in favore dei sardi è un risultato che rispecchia abbastanza fedelmente l'andamento di un partita in cui il Bari si è limitato a contenere un Cagliari che, nonostante alcune assenze importanti, ha dimostrato di essere più forte dei biancorossi anche sotto il punto di vista della personalità. Nessuna novità. In fondo lo si predica da tempo: al galletto, dotato di ottima qualità individuale, sembra mancare - oltre al gioco - una precisa identità. Il risultato di ieri, inoltre, fa il paio con altri risultati negativi ottenuti dal Bari contro le formazioni di alta classifica. Fatta eccezione per il successo (importante ma illusorio) ottenuto contro il Cesena, con le cosiddette grandi i biancorossi hanno sempre fatto figure birichine: pareggio miracoloso in casa contro il Novara e due sconfitte, contro Crotone e, appunto, Cagliari, entrambe in trasferta.
PARERI CONTRASTANTI - Mister Nicola (a proposito: i tifosi vanno ormai a disco rotto chiedendo a gran voce un cambio in panchina) è contento così. Il suo Bari è nel gruppone delle prime in piena zona playoff, vero obiettivo di una squadra che, l'ex Livorno, non ha mai considerato da primi due posti a differenza del suo presidente, rimasto deluso per l'ennesima volta dall'atteggiamento e dall'approccio dei suoi ragazzi. Strano però che Gianluca Paparesta riesca ancora a stupirsi. La sua squadra in fondo non ha mai convinto, nel gioco e nella personalità.
EMBLEMA MANIERO - Se c'è un giocatore in questo Bari che sta soffrendo più di altri la pochezza della manovra è di certo Riccardo Maniero. Il centravanti napoletano, come si dice in gergo, non la vede mai. Nonostante il lavoro sporco, nonostante una condizione fisica che, rispetto ad inizio stagione, è cresciuta e migliorata, per l'ex Pescara sta diventando sempre più difficile rendersi pericoloso. Anche contro i sardi si contano zero rifornimenti per la punta, lasciata sola in balia della retroguardia rossoblu per tutti i novanta (e passa) minuti del match. E qualcuno, in maniera molto, ma molto ingenerosa, inizia a paragonare le sue prestazioni con quelle attuali di Ciccio Caputo, oggi all'Entella e protagonista di un buonissimo avvio di campionato. Prima di mettere a confronto i due, però, si intuisca un aspetto che, a conti fatti, risulta decisivo: Caputo gioca in una squadra che lo mette in condizioni di segnare al contrario di Maniero che, quando segna, non deve nemmeno ringraziare i suoi compagni ma solo il suo estro. Lui, Maniero, è oggi l'emblema del gioco barese. Che non c'è.
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