Si fa presto a parlare di rivoluzione, ma in qualche occasione a ragion veduta. E in questo caso pare proprio necessario scomodare questa parola piuttosto abusata da chi si occupa di calcio. Perché sì, con l’arrivo di Camplone il Bari potrebbe davvero essere rivoluzionato, non tanto negli uomini (perché del calciomercato non v’è certezza), quanto nella mentalità e nel gioco. C’è da aspettarsi una fase di passaggio agevole? Mica detto.

L’EREDITÁ Nella passata stagione l’esonero di Mangia e il conseguente arrivo di Nicola comportarono uno scisma tattico affatto agevole: abiurato il 4-4-2 ereditato dall’ex tecnico del Palermo, l’allenatore piemontese ripropose in Puglia la difesa a 3 a cui tanto si era affezionato ai tempi di Livorno. Poi, però, la virata inattesa e il ritorno al 4-3-3: “A questo modulo so che a Bari siete tanto legati”, commentò un giorno in sala stampa. Peccato che il suo 4-3-3 avesse in comune con quello della coppia Alberti-Zavettieri solo la sequenza numerica. In ogni modo, quella piuttosto inattesa concessione alla volontà popolare appare oggi l’unico sussulto vagamente demagogico dell’ex tecnico del Bari, che di lì in poi scelse invece di rimanere sempre fedele a se stesso e al proprio calcio “pratico e provinciale”, come amava dire. Armato della robusta panoplia dei buoni risultati, in questo campionato ha saputo resistere alle critiche della piazza per il gioco assai poco gradevole: quando però la squadra ha smesso di fare punti come una volta, l’imbuto in cui s’era cacciato è apparso senza vie d’uscita.

IL MODULO Molti allenatori, e tra quelli Nicola, chissà perché, storcono sempre il naso quando si parla di moduli, ma la verità è che i moduli nel calcio contano eccome, posto che gli interpreti possono rendere un 4-4-2 completamente diverso da un altro. E allora sgombriamo il campo dai dubbi: Camplone, cresciuto a pane e Galeone, è parecchio devoto al 4-3-3, sebbene il Perugia, in un momento di difficoltà durante il suo regno, ha saputo riconvertirsi al 3-5-2.

IL GIOCO Addio ai ritmi compassati di Nicola: questo è certo o, almeno, questo tenterà di fare il nuovo tecnico biancorosso. E poi niente lanci lunghi. Tradotto: anche Guarna dovrà imparare a gestire il pallone con i piedi. La strada da tracciare, insomma, è quella che porta a un calcio propositivo, ad alto ritmo. L’obiettivo, non è un segreto, sarà imporre sempre il proprio gioco. Ma il Bari ha al momento una rosa adeguata ai nuovi diktat?

IL MERCATO E veniamo al dunque. Camplone, con tutta probabilità, cercherà di ottenere almeno tre rinforzi. Innanzitutto un terzino sinistro: anche se Del Grosso fosse stato abile e arruolabile, il mister avrebbe chiesto un volto nuovo per quella zona. Quanto all’area centrale, va detto che Di Cesare è un vero e proprio pupillo del pescarese, che più volte ha provato ad accaparrarselo negli anni passati in Umbria. Sulla lista della spesa ci sono poi un regista dai piedi buoni (in attesa di quello non è escluso che venga chiesto a Valiani di disimpegnarsi come play basso) e una mezzala capace di dare ritmo all’azione. In attacco, invece, è probabile che tutto resti come ora, con Sansone costretto, anche durante la nuova gestione, a giocarsi le proprie chance da esterno d’attacco.

QUEL CHE SARÁ Difficile sentenziare oggi se la cura Camplone sortirà gli effetti sperati. Come sempre, molto dipenderà dalla capacità dei dirigenti di puntellare la rosa laddove il tecnico individuerà le principali lacune. L’impressione è che il Bari attuale, per età e conformazione, non abbia le caratteristiche per adattarsi senza successive crisi di rigetto al nuovo corso. Insomma, servono rinforzi, ma soprattutto serve che i galletti diano ascolto al nuovo comandante in capo, supportandolo anche negli eventuali momenti di difficoltà. Sembra fumosa retorica, ma non lo è affatto.

Sezione: Copertina / Data: Lun 04 gennaio 2016 alle 17:00
Autore: Diego Fiore
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