È quasi paradossale ripensare a come, solo pochi mesi fa, la città fosse attraversata da un entusiasmo che sembrava finalmente autentico. Le parole della società erano state nette, persino ambiziose: una rifondazione tecnica, un progetto rinnovato, la promessa di un Bari capace di rialzare la testa e tornare a lottare per qualcosa di più della semplice sopravvivenza. Si parlava di rilancio, di crescita, di play-off come obiettivo possibile e persino naturale, dopo un’estate costruita a suon di dichiarazioni e di fiducia ritrovata. Per qualche settimana, Bari aveva davvero creduto di essere all’alba di una stagione diversa. 

Poi è arrivato il calcio vero, quello che non fa sconti a nessuno. E il sogno si è sgonfiato con una rapidità che lascia interdetti. La squadra che doveva voltare pagina è rimasta ferma allo stesso punto, forse addirittura più indietro. Il Bari visto in queste settimane è una formazione smarrita, povera di idee, priva di quella scintilla che distingue chi vuole emergere da chi fatica persino a galleggiare. Non c’è continuità, non c’è coraggio, non c’è una minima traccia di quel progetto che in estate era stato dipinto come la grande svolta.

Il dato più allarmante non è neppure la classifica, per quanto impietosa: trovarsi in zona play-out dopo mesi di promesse altisonanti è già un paradosso sufficiente. Ma la vera ferita aperta è l’assenza totale di identità. Il Bari gioca senza anima, senza un’idea riconoscibile, senza la personalità che una piazza come questa pretende per storia e passione. La rivoluzione annunciata si è rivelata un involucro vuoto, un cambio di immagine che non ha prodotto alcun cambio di sostanza.

Una deriva inaspettata, figlia di scelte che non hanno trovato riscontro sul campo e di una costruzione che appare fragile nelle fondamenta ancor prima che nei risultati. Intorno, la città osserva con crescente disincanto: il San Nicola ha già capito che le parole di questa estate non bastano più a mascherare ciò che la squadra esprime o meglio, non esprime ogni sabato.

La stagione è lunga e teoricamente c’è ancora il tempo per riscrivere il copione. Ma la domanda è sempre la stessa: questo Bari ha davvero la forza per rialzarsi, o è stato costruito con l’illusione di poter cambiare tutto senza cambiare nulla? Perché ad oggi la certezza è una: l’estate del cambiamento non ha cambiato niente. E adesso il tempo degli slogan è finito. Resta solo da scoprire se esiste ancora quello del riscatto.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 30 novembre 2025 alle 20:00
Autore: Lorenzo D'Agostino
vedi letture
Print