Ci sono sconfitte che fanno male e poi ce ne sono alcune che obbligano a fermarsi e guardarsi allo specchio. Il 4-0 incassato dal Bari all’Adriatico contro il Pescara appartiene alla seconda categoria. Doveva essere la prova del nove, la partita che avrebbe certificato la guarigione dopo i segnali incoraggianti arrivati contro Sampdoria ed Empoli. È diventata invece una notte da incubo.

Una sconfitta pesante non solo nel punteggio, ma soprattutto nel modo in cui è maturata. Contro l’ultima in classifica, il Bari è apparso fragile, disunito, incapace di reagire ai colpi della partita. Tutto il contrario di quella squadra combattiva e ritrovata che nelle due gare precedenti aveva dato l’impressione di aver finalmente imboccato la strada giusta.

È proprio questo l’aspetto che rende il ko dell’Adriatico così difficile da digerire. Perché arriva nel momento in cui sembrava che il lavoro di Moreno Longo stesse iniziando a produrre risultati tangibili. Due vittorie di fila avevano restituito entusiasmo all’ambiente e, soprattutto, avevano dato l’idea di un gruppo che aveva ritrovato un’anima. A Pescara, invece, quell’anima è sembrata sparire di nuovo.

Nel calcio capita di perdere, anche male. Ma in una stagione delicata come quella del Bari il problema non è la sconfitta in sé: è la sensazione di essere tornati improvvisamente indietro di settimane. La squadra che all’Adriatico ha incassato quattro gol è parsa troppo simile a quella che, non molto tempo fa, sembrava smarrita e rassegnata.

Proprio per questo la decisione di andare in ritiro assume un significato chiaro. Non è una punizione, ma un tentativo di ricompattarsi, di ritrovare quella compattezza che nelle ultime settimane sembrava essere diventata la vera arma del Bari. In una lotta salvezza spesso la differenza non la fanno le giocate, ma la capacità di restare uniti quando arrivano le difficoltà.

Il lavoro di Longo non può essere cancellato da una serata storta. Le due vittorie precedenti avevano mostrato segnali concreti di crescita, soprattutto sul piano mentale. Ma la batosta di Pescara dimostra anche quanto questa squadra sia ancora fragile, quanto basti poco per far riaffiorare le paure di una stagione complicata.

Ora la sfida è tutta nella testa. Il Bari deve decidere quale versione di sé vuole essere: quella fragile e disorientata vista all’Adriatico o quella compatta e combattiva che aveva battuto Sampdoria ed Empoli.

Il ritiro servirà proprio a questo. Perché nel momento più delicato della stagione non conta più quello che è stato fatto nelle ultime settimane. Conta solo ciò che questa squadra sarà capace di diventare nelle prossime.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 12:00
Autore: Antonio Testini
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