La ferita della retrocessione ai playout contro il Sudtirol sanguina ancora, ma il tempo delle lacrime a Bari è già scaduto. Davanti c'è un baratro chiamato Serie C, un campionato infernale che la piazza barese conosce bene e che non fa sconti a nessuno. Chi pensa che il blasone basti per risalire immediatamente commette il primo, fatale errore di presunzione. L’ultimo verdetto del campo ci dice l'esatto contrario: per vincere in Lega Pro serve passare dall'illusione dei nomi alla fame della programmazione. Bisogna saper guardare i modelli vincenti e, soprattutto, evitare gli errori del passato, tracciando una linea netta che va dall'organizzazione virtuosa delle piccole realtà fino alla concretezza delle grandi promosse.
I segreti delle tre regine che hanno conquistato la promozione diretta in Serie B dimostrano che nulla è stato lasciato al caso e che la programmazione batte l'improvvisazione. Nel Girone A, il Vicenza di mister Gallo ha dominato la scena con 89 punti grazie a un'architettura societaria granitica e strutturata, che mette al centro le attività del proprio florido settore giovanile e le strutture d'avanguardia del Centro Sportivo Sporting55. Nel Girone B, l'Arezzo ha compiuto un vero e proprio capolavoro manageriale: la società toscana ha centrato gli 80 punti abbinando l'eccellenza sul campo a investimenti sulle infrastrutture, guidando lo sviluppo della prima squadra attraverso la modernizzazione dei campi d'allenamento de Le Caselle (per quanto riguarda il settore giovanile) e al centro sportivo Arezzo Training Center "Giusy Conti", per quanto riguarda la prima squadra. Nel Girone C, invece, il trionfo del Benevento di Floro Flores è arrivato in anticipo sulla Salernitana: il patron Vigorito ha blindato il successo patrimoniale del club riducendo i contratti faraonici degli anni passati ma potenziando la rete di scouting territoriale e la centralizzazione delle attività nell'Antistadio "C. Imbriani”. Tre modelli diversi, ma accomunati da una sola parola d'ordine: stabilità.
Al contrario, la drammatica situazione del Foggia dimostra come il blasone, da solo, porti al disastro, culminando nella clamorosa retrocessione diretta in Serie D. Bari, prendi nota: la terza serie non si vince con i contratti faraonici o con i prestiti dell'ultimo minuto, ma con le fondamenta e con le idee.
E, la geografia di questa Serie C, aggiunge altre spaventose - quanto incredibili - lezioni che la dirigenza del Bari deve stamparsi in testa, a partire dal capolavoro dell’Ascoli, capace di risorgere nel Girone B e di andarsi a prendere una clamorosa finale playoff grazie a una fame agonistica fuori dal comune. E non solo: I segreti del successo dei marchigiani e di altre sorprese sono tutti scritti nei loro modelli societari e infrastrutturali: la nuova proprietà della Famiglia Passeri ad Ascoli ha blindato le prestazioni della squadra investendo sul patrimonio, avviando le trattative per l'acquisizione di Villa Pacifici e completando l'avveniristica ristrutturazione del centro sportivo di proprietà Picchio Village, un polo da 100.000 mq che garantisce eccellenza atletica per prima squadra e giovani. L’idea sarebbe quella di rafforzare il club creando spazi utili allo sviluppo del settore giovanile e all’accoglienza della squadra.
Una spinta diametralmente opposta a quella vissuta da altre nobili decadute come Crotone e Ternana, rimaste intrappolate nel limbo della metà classifica senza mai dare l'impressione di poter graffiare. Se il campo premia le idee, i palazzi del potere e i bilanci presentano conti salatissimi a chi improvvisa: nel Girone C si è consumato il dramma del Trapani, sprofondato infondo alla classifica e condannato alla retrocessione diretta da ben 25 punti di penalizzazione complessivi per violazioni amministrative. Peggio ancora è andata al Rimini nel Girone B, letteralmente cancellato a stagione in corso dal fallimento societario. Al contrario, piazze senza pressioni metropolitane come il Ravenna, terzo con ben 73 punti nel Girone B sotto la solida gestione del presidente Cipriani, o il sorprendente Campobasso, hanno dimostrato che la serenità dell’ambiente e gli investimenti valgono più del mercato delle figurine. Il Ravenna, ad esempio, ha costruito la sua grande stagione programmando in anticipo il restyling dello stadio Benelli e la centralizzazione di tutte le attività tecniche nel rinnovato Centro Sportivo di Glorie.
Il prossimo anno i biancorossi giocheranno nel girone meridionale, un raggruppamento dove la tecnica lascia spesso il posto alla battaglia fisica sui campi caldi della provincia calcistica. La stagione appena conclusa ha ribadito la pericolosità di questa categoria: piazze storiche, come Salernitana e Cosenza rischiano di rimanere impantanate se non approcciano ogni singola trasferta con il coltello tra i denti. Al contrario, la favola del Benevento o la solidità delle sorprese emerse nei playoff nazionali, come quella del Casarano, dimostrano che la continuità gestionale conta molto più del solo portafoglio. Se i club che programmano riescono a trovare stabilità e promozioni, una metropoli come Bari deve pretendere una reazione immediata e una dirigenza totalmente focalizzata sul progetto sportivo.
Il fallimento della gestione De Laurentiis in questa stagione è sotto gli occhi di tutti e la piazza, giustamente distrutta, chiede a gran voce serietà. Per affrontare il prossimo campionato è necessaria una totale tabula rasa, partendo da una chiarezza societaria immediata perché Bari non può più essere la succursale di nessuno. La maglia del Bari in C sarà il bersaglio mobile di qualunque avversario e in campo dovrà scendere solo chi è pronto a sputare sangue su ogni pallone. La Serie C è un inferno, ma deve diventare l'anno zero per far sì che il Bari riprenda dignità, a patto di imparare subito la lezione.
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