C'è un'immagine, in questi primissimi giorni di giugno, che racconta il momento più buio e paradossale dell'Astronave di Renzo Piano: lo store ufficiale della SSC Bari, incastonato nella pancia dello stadio, con le saracinesche abbassate dopo che la burocrazia comunale ha avviato le procedure per il rilascio delle chiavi a causa della scadenza della concessione. A fotografare alla perfezione questo vuoto, fuori dai cancelli è comparso un ironico e amaro striscione firmato dagli ultras della Curva Nord con una sola, eloquente parola: “AFFITTASI”. È lo specchio del fallimento di un'epoca: oggi lo stadio è letteralmente di "nessuno". Dopo la dolorosissima e umiliante retrocessione, la piazza è unita in un coro unanime: nessuno vuole più che il San Nicola venga riaffidato alla famiglia De Laurentiis, considerata ormai il passato di una città che esige rispetto.
Non è mai stata una struttura qualunque, l’Astronave di Renzo Piano. Chiunque abbia salito le rampe del San Nicola, stringendo tra le mani un biglietto o una sciarpa biancorossa, sa che quel gigante di cemento sospeso sulla campagna della prima provincia pugliese non è solo uno stadio. È una cattedrale di emozioni, di attese spasmodiche e, purtroppo, di costanti ferite. Ma per capire davvero cosa rappresenti il San Nicola per Bari e per il calcio internazionale, bisogna ripulire il campo dalle polemiche odierne e riavvolgere il nastro della memoria. Perché quelle gradinate, oggi così discusse, hanno tremato sotto i piedi del mondo intero.
L'epopea del San Nicola inizia nell'estate del 1990, quando l'impianto si presentò al mondo come un capolavoro futuristico. Cinque partite del Mondiale trovarono casa a Bari, ma il picco emotivo assoluto si registrò il 7 luglio per la finale del terzo posto tra Italia e Inghilterra. Finì 2-1 per gli Azzurri con le firme leggendarie di Roberto Baggio e Totò Schillaci. Fu la notte dell'abbraccio tra due tifoserie, del grande fair-play e di una nazione intera che celebrò la fine delle sue "notti magiche" proprio sotto il cielo stellato di Bari.
Meno di un anno dopo, il 29 maggio 1991, l'Astronave si rivestì a festa per l'appuntamento calcistico europeo più importante dell'anno: la finale della vecchia Champions League. Di fronte si trovarono i francesi dell'Olympique Marsiglia e gli jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado. Fu una battaglia tattica estenuante, conclusasi 0-0 dopo i tempi supplementari. Ai calci di rigore, il talento purissimo di Prosinečki, Savićević, Pančev, Belodedici, ma soprattutto Mihajlović regalò la coppa alla Stella Rossa.
Ma il legame tra il San Nicola e le grandi notti internazionali va ben oltre l'inizio degli anni Novanta. L'Astronave è stata più volte la casa ideale della Nazionale Italiana, capace di trasformarsi in un talismano azzurro. Come dimenticare la magica notte del marzo 2007, quando l'Italia campione del mondo in carica sfidò la Scozia in una gara decisiva per le qualificazioni a Euro 2008. Uno stadio interamente colorato di tricolore spinse gli Azzurri alla vittoria grazie a una doppietta strepitosa di Luca Toni, in un'atmosfera di rara e travolgente partecipazione popolare. O ancora, scivolando indietro nel tempo, l'epica finale dei Giochi del Mediterraneo del 1997. Davanti a quasi trentamila spettatori caldissimi, la squadra di Marco Tardelli - infarcita di futuri campioni come Totti, Buffon e Ventola - surclassò la Turchia per 5-1, conquistando la medaglia d'oro in una notte d'estate intrisa di orgoglio e talento purissimo.
Il San Nicola, però, ha tremato soprattutto per i colori biancorossi. Su quel prato sono cadute le grandi del calcio italiano nei magici anni della Serie A guidata da Eugenio Fascetti. Impossibile dimenticare la notte del 18 dicembre 1999, quando un giovanissimo Cassano, con un aggancio di tacco al volo e uno slalom fulmineo, trafisse l'Inter di Lippi, cambiando per sempre la storia del calcio barese. In tempi più recenti, quelle gradinate hanno vissuto la "meravigliosa stagione fallimentare" del 2014, capace di registrare oltre 50.000 spettatori a partita in Serie B. Fino all'epica, seppur dolorosa, finale playoff contro il Cagliari nel 2023, che ha dimostrato come l'amore di questa piazza non dipenda mai dalla categoria.
Oggi il San Nicola vive un presente "martoriato", appeso a uno striscione di protesta e a un futuro societario tutto da scrivere. Ma la ruggine si gratta via e i muri contro muro istituzionali prima o poi trovano una fine. Ciò che resta, indistruttibile tra i petali di cemento di Renzo Piano, è l'anima di un luogo che ha fatto la storia del calcio e che aspetta solo di tornare a ruggire per chi lo ama per davvero.
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