Valerio Di Cesare ora non può più nascondersi, ma in realtà non ha mai voluto farlo. Con la rivoluzione che ha portato agli esoneri di Magalini e Vivarini, il Bari ha rimescolato le carte, ma ha anche ristretto drasticamente il cerchio dei responsabili. Oggi, al centro di questo nuovo ecosistema, c’è proprio l'ex capitano. La sua promozione a direttore sportivo non è stata una semplice mossa di facciata, ma il passaggio definitivo dell'uomo simbolo dal campo alla scrivania, portando con sé l’onere di non poter più sbagliare.

​Per Di Cesare sono finiti gli alibi legati al "passato" o alle scelte altrui. Essere il primo responsabile dell'area tecnica significa che ogni operazione di questo mercato invernale porta la sua firma e, di conseguenza, la sua responsabilità diretta. Il ritorno di Longo in panchina ha tracciato la rotta tattica, ma è Valerio a dover fornire la bussola: servono nomi funzionali, profili pronti a dare quella solidità che è mancata per tutto il girone d'andata. Non si cercano scommesse, ma certezze capaci di reggere l'urto di una piazza che non accetta più passi falsi.

​Mancano pochi giorni alla chiusura delle trattative e il compito del nuovo DS è tra i più complessi: operare una ricostruzione in corsa con margini di errore ridotti allo zero. La necessità è quella di ripristinare un’ossatura di squadra che sia finalmente all’altezza del nome che porta, specialmente ora che il club ha celebrato i suoi 118 anni di storia. La dirigenza ha dato un segnale di rottura forte, ma la credibilità di questo nuovo corso passa inevitabilmente dalla qualità dei volti nuovi che varcheranno i cancelli del San Nicola entro il gong finale. Di Cesare ha il dovere fondamentale non solo di trovare qualità, ma di guardare negli occhi i calciatori che vestiranno la moglie del Bari e trovare in questi l'orgoglio e la voglia di riscatto, non solo per se stessi.

​Di Cesare conosce bene il peso di questa maglia. Sa che la leadership che esercitava nello spogliatoio ora deve trasformarsi in competenza negoziale e visione strategica. Il Bari non può più permettersi di vivacchiare o di galleggiare nell'incertezza: serve un mercato di spessore che metta Longo nelle condizioni di lavorare su una base solida. Il tempo stringe, ma il nuovo ds ha sicuramente voglia di dimostrare ancora una volta di che pasta è fatto.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 21 gennaio 2026 alle 20:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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