Ci sono ritorni che non hanno bisogno di annunci roboanti. Bastano un nome, un cognome e una città che ascolta. Nunzio Lella, ancora lui. Il Bari ci pensa davvero, lo scrive l’edizione barese de la Repubblica: il centrocampista di Santeramo in Colle, cresciuto nel vivaio biancorosso e già protagonista - nel bene e nel male - della scorsa stagione, potrebbe tornare in Puglia dopo i pochi spazi trovati fin qui al Venezia. E allora la domanda torna a galleggiare nell’aria del San Nicola, sospesa come tante altre negli ultimi anni: è il momento giusto per riprovarci?
La stagione attuale del Bari non è semplice. Lo dicono i risultati, lo racconta il clima, lo suggerisce una squadra che spesso sembra aver bisogno di qualcosa in più del semplice ordine tattico. Ecco perché il profilo di Lella torna d’attualità. Al Venezia ha trovato poco spazio, una situazione che apre spiragli di mercato. Ma soprattutto, al Bari tornerebbe un giocatore che Bari la sente davvero. Non è un dettaglio. Barese di provincia, cresciuto in biancorosso, Lella rappresenta quella categoria rara di calciatori che conoscono il peso della maglia prima ancora di indossarla.
Il suo ritorno, nella scorsa stagione, era stato carico di emozioni. Dopo la promozione in Serie A col Cagliari (proprio sul campo del San Nicola), Lella era tornato a casa in prestito dal Venezia, accolto con entusiasmo. Le caratteristiche c’erano tutte: fisico, inserimenti, capacità di interdizione. Longo gli aveva dato subito fiducia. L’impatto era stato forte. Titolare all’esordio contro la Sampdoria, prova solida. Poi Mantova: gol, rigore procurato, personalità. Sembrava l’inizio di una storia lineare. Ma il Bari, si sa, raramente vive di linee dritte.
La svolta negativa arriva a Cosenza, dopo appena qualche giornata: brutta reazione, VAR, cartellino rosso. Due giornate di squalifica e qualcosa che si incrina. Da lì in poi il minutaggio cala, le certezze si sgretolano. Qualche rientro da titolare, molte apparizioni da subentrato, poi gli infortuni che lo tengono fuori tra febbraio e aprile. Quando rientra, a fine stagione, lo fa nello sprint finale: quattro gare, tra titolarità e spezzoni, a testimoniare che, nonostante tutto, Lella non era mai davvero uscito dal progetto. Il bilancio dice 25 presenze, circa 1400 minuti e due gol. Numeri che raccontano solo in parte una stagione emotivamente complessa, vissuta sulle montagne russe, come il Bari stesso.
Ci sono immagini che restano più dei tabellini. L’urlo sotto la Curva Nord, il petto gonfio dopo un gol, lo sguardo di chi sa esattamente dove si trova. Lella non è mai stato un corpo estraneo. Anche nei momenti più difficili, non ha mai dato l’impressione di essere “di passaggio”. E non è un caso se, parlando della sua esperienza, quel che ha detto ad ottobre a TuttoVeneziaSport è stato: “Per me Bari è casa. Sono nato a Santeramo in Colle, un paesino della provincia. Sono stato benissimo. Conosciamo tutti la piazza di Bari; una piazza calda e fantastica, a maggior ragione per me che sono di lì”. Parole che pesano. Perché non sono frasi di circostanza, ma dichiarazioni di appartenenza.
Ora il Bari ci ripensa. E forse fa bene. Perché in una fase storica in cui tutto sembra provvisorio, riportare dentro uno che conosce l’ambiente, che ha già vissuto pressioni, errori, risalite e silenzi, può significare aggiungere leadership prima ancora che qualità. Lella non è la soluzione a tutti i problemi. Non lo era ieri e non lo sarà domani. Ma è un tassello che parla la lingua della città, che sa cosa significa giocare con addosso lo sguardo della Nord. E a volte, per ripartire, serve proprio questo: qualcuno che non debba imparare cosa vuol dire Bari. Perché Bari, semplicemente, ce l’ha già dentro.
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