Ogni estate, quando un centravanti sceglie la maglia numero 9, succede sempre la stessa cosa: aumenta l’attesa. Perché il 9 non è un numero qualsiasi. È una promessa. Quella dei gol, delle domeniche decise da un colpo di testa o da un destro in area. È la maglia che, più di tutte, identifica un attaccante. A Milano la chiamano “la maledizione del 9”. Dopo Inzaghi, quasi nessuno è riuscito a raccoglierne l’eredità. Ma c’è un’altra piazza in cui quella stessa maglia, negli ultimi anni, sembra aver perso il suo significato: Bari. Basta sfogliare l’albo dei numeri 9 biancorossi dell’ultimo decennio per trovare un filo conduttore difficile da ignorare.

Christian Gytkjaer  2025/26 - 26 presenze 3 gol

Andrija Novakovich 2024/25 - 29 presenze 3 gol

Marco Nasti 2023/24 - 38 presenze 7 gol

Sebastiano Esposito 2022/23 - 15 presenze 4 gol

Libor Kozák 2017/18 - 16 presenze 2 gol

Filip Raicevic 2016/17 - 8 presenze nessun gol

Gaetano Monachello 2016/17 - 6 presenze 3 gol

George Puscas - 2015/16  2023/24 - 35 presenze 9 gol

Il dato che racconta meglio di tutti questa storia è uno solo: negli ultimi dieci anni nessun giocatore con la numero 9 sulle spalle è riuscito ad arrivare in doppia cifra. Una coincidenza? Probabilmente sì. Ma è la stessa coincidenza che ha alimentato il mito della “maledizione” del Milan. Perché quando cambiano allenatori, dirigenti, categorie e perfino proprietari, ma la maglia continua a non trovare il suo padrone, la suggestione diventa inevitabile.

Forse non esistono le maledizioni. Esistono però i numeri. E quelli raccontano che, da troppo tempo, la numero 9 del Bari non pesa soltanto sulle spalle di chi la indossa. Pesa anche sulle aspettative di un’intera piazza, ancora alla ricerca del centravanti capace di restituire a quella maglia il valore che storicamente rappresenta.

Sezione: News / Data: Dom 05 luglio 2026 alle 13:30
Autore: Lorenzo D'Agostino
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