Ci sono silenzi che trasmettono fiducia, perché lasciano immaginare che si stia lavorando lontano dai riflettori. E poi ci sono silenzi che, con il passare dei giorni, finiscono inevitabilmente per alimentare dubbi e interrogativi. Quello che sta vivendo il Bari appartiene sempre di più alla seconda categoria.

Tra poco meno di due settimane la squadra dovrebbe ritrovarsi per iniziare il ritiro precampionato. Una data che, nel calcio, rappresenta il punto di partenza di una nuova stagione, il momento in cui idee e programmi iniziano a prendere forma. Eppure, oggi, il Bari si avvicina a quell’appuntamento senza aver ancora definito i tasselli fondamentali del proprio futuro.

Le uniche certezze arrivate dalla società sono l’ufficializzazione di Pierpaolo Marino nel ruolo di direttore generale e il rinnovo di Mane. Due segnali, certo, ma decisamente insufficienti per delineare quello che sarà il nuovo corso biancorosso.

Per il resto, tutto è ancora sospeso. Manca il direttore sportivo, manca l’allenatore e c’è una rosa che dovrà essere inevitabilmente rivoluzionata, anche considerando i numerosi calciatori rientrati dai prestiti e quelli destinati a lasciare Bari. Un lavoro enorme che, inevitabilmente, richiede tempo. Proprio quel tempo che, però, sta diventando sempre più prezioso.

Non è una questione di pretendere annunci quotidiani o acquisti a effetto. La programmazione non si misura dal numero dei comunicati, ma dalla capacità di arrivare preparati ai momenti chiave della stagione. E il ritiro è uno di questi. Presentarsi ai blocchi di partenza con un organigramma ancora incompleto e una squadra tutta da costruire significa partire inevitabilmente in salita.

Può darsi che dietro le quinte qualcosa si stia muovendo. Anzi, è probabile. Ma all’esterno, oggi, la sensazione è quella di un’attesa che si prolunga oltre il necessario. E in una piazza reduce da mesi difficili, il silenzio non aiuta certo a ricostruire entusiasmo e fiducia.

Il calendario, però, non aspetta nessuno. Tra dodici giorni il Bari dovrà iniziare la preparazione. Entro quella data serviranno risposte, non soltanto per i tifosi, ma soprattutto per una squadra che ha bisogno di una guida tecnica, di una direzione sportiva e di una rotta ben definita.

Perché il tempo, nel calcio, è una risorsa. E quello perso a luglio spesso si paga nei mesi che seguono.

Sezione: Copertina / Data: Ven 03 luglio 2026 alle 07:00
Autore: Lorenzo D'Agostino
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