Il Bari, non da ora, perde sempre più i pezzi grandi: gli elementi che erano, o sarebbero dovuti essere, riferimento per i compagni. Il processo di smobilitazione che sta portando alla cancellazione totale della vecchia guardia. Quella leadership ed esperienza che per anni ha costituito l'ossatura e l'anima della squadra, si è progressivamente sgretolata nel corso degli ultimi tempi, fino agli ultimi addii di questa inizio estate: gli "dei" del San Nicola capaci di metterci la faccia nei momenti più bui, non ci sono più.

Il processo è iniziato con l'addio al calcio giocato di Valerio Di Cesare: il capitano eterno, l'uomo che incarnava lo spirito di appartenenza e che costituiva il vero collante tra la squadra e la tifoseria. La sua assenza sul terreno di gioco ha lasciato una voragine di personalità che nessuno, negli ultimi tormentati campionati, è riuscito a colmare. Da quel momento, l'effetto domino ha travolto tutti gli altri elementi più avanti con l'età e di maggiore carisma fino ad arrivare agli allontanamenti di elementi storici come Nicola Bellomo e Raffaele Pucino, che segnano la fine di un ciclo che, nel bene e nel male, aveva dettato le regole dello spogliatoio.

A questo svuotamento di senatori si aggiunge il doloroso addio di centrocampisti chiave come Mattia Maita e Ahmed Benali: giocatori che per anni hanno tirato la carretta, geometrie e polmoni del centrocampo biancorosso, finiti anche loro nel tritacarne della contestazione e della rifondazione societaria. Perdere in un colpo solo il nucleo dei calciatori più esperti rende la squadra sempre più nuda, costretta a cercare nuovi leader in un mercato di Serie C dove la personalità è una merce rara e costosa. La caduta degli "dei" è ormai completa, ora spetta al campo dire se questa tabula rasa porterà nuova linfa o solo un pericoloso vuoto di potere.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 02 luglio 2026 alle 19:00
Autore: Enrico Scoccimarro
vedi letture