Continua il silenzio stampa in casa Bari. Un silenzio inaccettabile, se consideriamo che domani i biancorossi sfideranno la Virtus Entella al San Nicola nella gara decisiva per sperare almeno in un piazzamento playout. La gestione comunicativa della società di via Torrebella si sta rivelando persino peggiore dei deludenti risultati maturati sul campo.

Certo, per presentarsi davanti ai cronisti servirebbe coraggio. Il tecnico dovrebbe spiegare come sia possibile che la sua squadra, in tre sfide cruciali come quelle contro Monza, Venezia e Avellino, non sia mai riuscita a tirare in porta. Dovrebbe giustificare la scelta di Dorval impiegato come trequartista e, soprattutto, fare chiarezza sulla "questione Pucino". Non basta liquidare il tutto con un "non vogliamo sprecare energie su un singolo": anche se non parliamo di un calciatore che da solo sposta gli equilibri, siamo di fronte a un profilo esperto che in questa stagione ha ricoperto il ruolo di capitano. Se due più due fa quattro, il sospetto che lo spogliatoio sia spaccato non è forse legittimo?

Proprio per questo, il tecnico o il direttore sportivo avrebbero avuto il dovere di parlare. Sembra passata un’era da quando Polito accentrava tutto su di sé e ci metteva la faccia; poteva non piacere nei modi, ma era lì a dare spiegazioni. Oggi, invece, regna il mutismo, a partire da Valerio Di Cesare. Il ds, promosso a gennaio dopo l’esonero di Magalini e che per questa squadra sosteneva di essere pronto a "buttare nel fuoco", ora tace. Eppure, ha contribuito in estate a creare questo ectoplasma di squadra e a gennaio, con l'innesto di Longo, ha cercato di riparare con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma anche lui non spiega.

Infine, rimane l'incognita sulla proprietà. Qual è il reale pensiero dei De Laurentiis? Cosa ne sarà del Bari in caso di miracolosa salvezza o, peggio, di una retrocessione in Serie C? Spedire il capoluogo pugliese in terza serie è un'impresa in negativo che potrebbe realmente compromettere la carriera di qualcuno. Viene da chiedersi: è possibile che Bari sia stata usata solo come una "palestra" per formare l'erede di papà Aurelio in vista di un futuro a Napoli? E ancora: una gestione tecnica e comunicativa di questo tipo sarebbe mai tollerata nel club azzurro? Crediamo che quella piazza non resterebbe in silenzio.

La speranza è che qualcuno, finalmente, si faccia vivo per raccontarci perché il Bari si ritrovi con un piede in C a 180 minuti dalla fine del campionato. L'importante è che l'amministratore unico non si presenti a luglio per poi attaccare la piazza, accusandola di non aver sostenuto la squadra nei momenti delicati. È vero, Bari oggi è frastornata, ma non ha l'anello al naso.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 30 aprile 2026 alle 11:30 / Fonte: di Giosè Monno, per TuttoBari.com
Autore: Redazione TuttoBari
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