La Serie B è il regno delle seconde possibilità. Ma poche storie raccontano questo concetto meglio del Mantova. Una squadra che, fino a qualche mese fa, sembrava condannata a una retrocessione quasi inevitabile e che oggi, invece, guarda alla classifica con occhi completamente diversi.
Il punto più basso era arrivato al termine del girone d’andata. Penultimo posto, davanti solo al Pescara, e la sensazione diffusa che la stagione fosse ormai compromessa. La scelta iniziale di dare continuità a Davide Possanzini non aveva prodotto i risultati sperati e il cambio in panchina, con l’arrivo di Francesco Modesto a fine dicembre, sembrava più un tentativo disperato che una reale inversione di rotta. E invece è stato l’inizio di tutto.
Perché il Mantova non si è limitato a cambiare guida tecnica: ha cambiato pelle. Il lavoro quotidiano, l’identità ritrovata e soprattutto i correttivi del mercato di gennaio hanno restituito equilibrio e fiducia a un gruppo che sembrava smarrito. Non una rivoluzione rumorosa, ma una crescita costante, fatta di piccoli passi diventati certezze.
L’ultimo tassello è arrivato con il netto 0-3 sul campo del Sudtirol, una vittoria che non lascia spazio a interpretazioni. Il Mantova non solo è vivo, ma è competitivo, organizzato, consapevole dei propri mezzi. E la classifica oggi lo certifica: 43 punti, salvezza a un passo — basterà un punto nelle ultime due giornate per la matematica — e, incredibilmente, uno sguardo che si alza verso l’alto. Perché il dato più sorprendente è proprio questo: i play-off distano appena tre punti.
È qui che il racconto diventa qualcosa di più di una semplice rimonta. Diventa un simbolo. Il Mantova che da squadra rassegnata si trasforma in outsider, che da vittima designata torna a essere protagonista. Non è solo una questione di classifica, ma di mentalità.
Ora resta l’ultimo passo, quello più delicato: chiudere il cerchio. Ma comunque vada, questa resta una delle storie più significative di questa Serie B. Perché insegna che, in questo campionato, nulla è davvero scritto. E che anche dalle macerie può nascere qualcosa di sorprendente.
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