Federico Masi aveva tutto per diventare un grande del calcio italiano. Difensore cresciuto nella Fiorentina, esordio in Champions League con Prandelli, presenza costante nelle giovanili azzurre. Ma il destino, spesso crudele, lo ha messo alla prova con due gravi infortuni: due rotture del legamento crociato anteriore, che hanno cambiato per sempre la sua carriera. Tuttavia, Masi non si è arreso. Ai microfoni di TuttoBari ha raccontato come, dopo il buio, abbia trovato una nuova luce. Perché nella vita si può sempre cambiare rotta e risollevarsi, anche dopo aver perso ciò che si era sognato per anni.
Dopo quegli infortuni, è arrivata la chiamata del Bari. Una piazza "di primo ordine", come la definisce lui stesso. In quel momento, la squadra era appena retrocessa, ma Masi era felice, pronto a rilanciarsi: “Volevo crescere e confermarmi come calciatore di qualità. Ho un ricordo positivo dell'ambiente, anche degli allenatori e di quello che avevamo trovato". Di Bari conserva ancora rapporti e affetto: "Ho ancora amici, mi è capitato anche di passare a trovarli negli anni scorsi, dove sono andato in vacanza. Mi sono fermato per un saluto, volentieri".
Quello che lo ha aiutato a rialzarsi dopo ogni stop, racconta, è stato "la voglia di non mollare, i miei genitori, gli amici. Dopo gli infortuni ci sono momenti delicati anche a livello mentale. A volte è difficile riprendersi, ma bisogna farlo". E quando, nel 2015, si è trovato fuori dal giro del calcio che conta, ha deciso con lucidità di voltare pagina. "Avrei potuto continuare a giocare in Serie C, ma senza soddisfazioni economiche e con una vita di continui traslochi. Ho smesso a 25-26 anni e mi sono laureato in giurisprudenza. Poi sono diventato avvocato, ho collaborato anche con la Federazione Italiana Rugby".
Oggi è avvocato, ma il calcio non lo ha mai davvero lasciato. "Sono allenatore UEFA B, ho fatto un corso con l'Assocalciatori. Se un giorno arrivasse un progetto che mi coinvolge, mi farebbe piacere. Non lo escludo".
Parlando del calcio moderno, Masi mantiene uno sguardo critico ma costruttivo: "Non demonizzo il business, è normale che il calcio sia cambiato. Ma bisogna riscoprire la cultura sportiva italiana. I fallimenti della Nazionale sono solo la punta dell'iceberg". E quando si parla di Bari, lo dice con forza: "Bari è una piazza di Serie A. Ma forse anche di più. Secondo me non seconda a Napoli. Spero che il progetto dei De Laurentiis sia quello di creare a Bari ciò che hanno fatto a Napoli. Bari non è una piazza seconda a nessuno".
Per farlo, serve una visione a medio-lungo termine: "Bisogna costruire con pazienza. I campionati sotto la Serie A sono durissimi. Serve un progetto con giocatori di categoria e spazio ai giovani". E proprio ai giovani Masi dedica un pensiero speciale: "Ai ragazzi che esordiscono al San Nicola dico: divertitevi. A volte ci si dimentica che tutto questo è un gioco. E se ti diverti, giochi meglio".
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