Nell'ambito della rubrica di TuttoBari Tangorra in...tackle, abbiamo intervistato l'ex calciatore del Bari Massimiliano Tangorra. Con l'ex biancorosso abbiamo parlato delle ultime vicende e della sfida giocata dal Bari contro il Padova. Di seguito, le sue parole in esclusiva.
Nonostante la vittoria, la squadra ha faticato a dare continuità alla manovra e a controllare il ritmo del gioco. È un problema di spazi occupati male o più di tempi di uscita e letture nelle varie fasi della gara?
“La vittoria è scaturita da un episodio favorevole, perché fino al settantesimo il Padova ha strameritato di vincere, di essere in vantaggio e ha rischiato di raddoppiare. Grazie solo a Cerofolini il Bari non si è trovato sotto sul due a zero, cosa che avrebbe comunque compromesso il finale della partita. Ripeto, fino al settantesimo c’è stato poco da parte del Bari rispetto al Padova, e quell’episodio, rigore ed espulsione, chiaramente ha invertito l’inerzia della partita. Poi, il rigore trasformato da Moncini e il gol di Cerri hanno regalato la vittoria, ma alla fine hanno visto tutti quanto la prestazione sia stata insufficiente. Secondo me non è una questione né di ritmo, né di gioco, né di manovra; è una mancanza di personalità da parte della maggior parte dei giocatori che scendono in campo, a parte Castrovilli e Moncini, che sembrano i due giocatori su tutti che tentano di proporre e di fare qualcosa. Tant’è che l'azione del gol è scaturita da un’iniziativa di Castrovilli, che ha duettato e poi Moncini stava per finalizzare, ma è stato trattenuto, determinando il calcio di rigore.”
Considerando le difficoltà mostrate e la vicinanza della sosta, secondo lei è stato giusto dare continuità a Caserta per proseguire il lavoro tattico già impostato, o un cambio in questo momento avrebbe potuto portare nuove soluzioni di campo?
“Bisogna capire qual è l’obiettivo e il programma della società con Caserta, cosa hanno stabilito. Quello che, da allenatore, non condivido è questo cambio già alla sesta giornata: un paio di volte l’allenatore ha cambiato modulo e sistema di gioco. Piuttosto mi soffermerei su questo, perché dopo cinque partite ha sconfessato il lavoro iniziale fatto dall’inizio del ritiro, annullando così quanto costruito nei due mesi precedenti. Cambiare modulo, da una parte può sembrare un’elasticità nel tentativo di correggere qualcosa quando i risultati non arrivano. Dall’altra, però, toglie sicurezza e certezza a una squadra già in difficoltà. Per questo, più che cambiare moduli, io cambierei gli attori in campo. Anche con il Padova sono scesi giocatori che, a mio parere, non erano nelle condizioni fisiche ottimali. Non si può usare come alibi il fatto che in campo c’erano giocatori che non erano al 100%: perché le scelte le fa l’allenatore. Io, personalmente, metterei sempre in campo chi sta al 100%, indipendentemente dal fatto che un giocatore sia più o meno titolare di un altro. Oggi, come oggi, non esistono più titolari e riserve: in ogni ruolo ci sono almeno due giocatori di pari livello, e l’allenatore deve decidere di volta in volta chi far giocare e chi far subentrare, perché è pagato per questo.”
Le assenze di Sibilli e Vicari hanno inevitabilmente inciso: due giocatori che rappresentano punti di riferimento, uno nella fase offensiva e l’altro nell’organizzazione difensiva. Quanto hanno pesato queste defezioni sull’equilibrio della squadra e sulla possibilità di sviluppare il gioco con continuità?
“Personalmente Vicari, pur essendo il capitano, non dà l’impressione di essere un trascinatore o un leader in campo. Non sembra uno con forte personalità, che si rimbocca le maniche, prende il reparto e lo guida nei momenti di difficoltà, facendo da esempio di caparbietà e tenacia. A livello tecnico, invece, non entro nel merito. Dal punto di vista caratteriale, quindi, non mi sembra possa ricoprire un ruolo di leader in campo. Per quanto riguarda Sibilli, vorrei fare una parentesi che va oltre l’aspetto tecnico. Parliamo di un episodio che si ripete nel tempo e che purtroppo ha visto, in senso negativo, protagonisti anche altri suoi predecessori; che, secondo me, non vengono puniti e sanzionati come dovrebbero. Io, personalmente, se mi trovassi in uno spogliatoio con qualcuno che, nonostante le norme lo vietino, fa le scommesse sportive, farei molta fatica a condividere lo spogliatoio con lui. Oggi gli spogliatoi sono diversi: si entra e, invece di fare gruppo, ognuno sta al proprio tablet o al telefono. Io faccio parte di un’altra generazione, dove queste cose non accadevano. Per questo il mio giudizio su Sibilli va oltre l’aspetto tecnico.”
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