Il Bari continua a vivere un momento estremamente complicato, e, ad oggi, le difficoltà non riguardano più soltanto il reparto offensivo. Se da un lato l’attacco non riesce a trovare i gol, dall’altro nelle ultime settimane è emersa in modo sempre più evidente una fragilità difensiva, che sta trascinando verso il basso l’intero rendimento della squadra. Non è una novità che il Bari stazioni in zona playout, ma la situazione rischia di diventare sempre più compromessa in vista delle sfide di oggi: i biancorossi sono infatti a -1 dalla zona retrocessione diretta e a -2 dall’ultimo posto, con margini ridotti al minimo e una classifica che si sta trasformando in una sentenza ormai certa. 

Il dato offensivo è impietoso: appena 33 gol segnati, secondo peggior attacco del campionato. Una sterilità cronica che da mesi condiziona risultati e prestazioni, senza che si sia mai vista una soluzione credibile o duratura. In questo contesto, i numeri dei singoli non fanno che certificare il fallimento del reparto: Moncini, capocannoniere della squadra, è fermo a quota 9 gol e continua a sparire nei momenti che contano, soprattutto nelle gare di maggiore peso, come già accaduto contro il Monza. Un rendimento insufficiente per chi dovrebbe rappresentare il riferimento offensivo. Alle sue spalle, il deserto. Il contributo degli altri attaccanti è praticamente nullo: Gytkjaer e Cuni, visti anche nell’ultima gara, sono apparsi ancora una volta fuori dal gioco, evanescenti e incapaci di incidere, mentre le alternative non hanno mai portato alcun tipo di scossa. Un reparto che non produce, non crea e non incide, lasciando la squadra senza soluzioni.

A preoccupare però, ora più che mai, è anche la tenuta della retroguardia. Il Bari ha incassato 56 gol, diventando la seconda peggior difesa del campionato. Nelle ultime dieci partite il quadro è persino peggiorato, con 18 reti subite e una media prossima ai due gol a gara. Una squadra che non difende, semplicemente. Le recenti sconfitte lo confermano senza attenuanti: quattro gol subiti contro contro il Pescara, tre con la Carrarese e con il Venezia. Tre crolli netti, senza reazione, nei quali il Bari è apparso fragile, disunito e incapace di opporre qualsiasi resistenza, sia tecnica che mentale.

E anche la gara di ieri ha soltanto ribadito un copione già noto. Il reparto arretrato è nuovamente imploso. Sul secondo gol pesa in modo evidente l’errore di Cistana, protagonista di un’altra prova insufficiente, l’ennesima di una stagione altalenante e sempre più negativa. Non si salva nemmeno Odenthal, tra i peggiori in campo: sempre in ritardo, spesso superato, mai realmente in controllo degli eventi. In difficoltà anche Mantovani, autore di una prova opaca, piena di incertezze e imprecisioni, soprattutto in impostazione.

Il quadro complessivo è ormai chiaro e anche impietoso: il Bari è una squadra senza equilibrio, senza solidità e senza identità. Davanti non segna, dietro crolla. E nel mezzo, non c’è nulla che regga. La realtà è che non funziona quasi niente: la sterilità offensiva si somma a una difesa costantemente sotto pressione, con errori individuali e fragilità collettive che emergono puntualmente nei momenti più importanti.

Non si intravedono reazioni, né segnali concreti di ripresa. Solo una lenta e continua deriva. E a questo punto, per quanto visto finora, parlare di semplice crisi appare persino riduttivo: il Bari non sta mostrando nulla che faccia pensare a una squadra in grado di evitare il peggio. Se il trend non cambia in modo radicale e immediato, la retrocessione non sarebbe più uno scenario remoto, ma la naturale conseguenza di un campionato giocato costantemente al ribasso, senza qualità, senza equilibrio e senza risposte.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 19 aprile 2026 alle 17:30
Autore: Martina Michea
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