La promozione della Salernitana in A, ottenuta dopo una cavalcata in cui son state messe dietro corazzate come Monza e Lecce, fa cadere un mito che in molti portavano avanti da anni: multiproprietà non vuol dire succursale e, soprattutto, non vuole dire limbo eterno.

Sin dall’approdo dei campani in B in molti, tifosi salernitani e non, temevano la permanenza eterna in cadetteria a causa della doppia proprietà di Claudio Lotito che possiede la Lazio ed il 50% del club campano. Il merito sportivo, per fortuna, va oltre tutte le dicerie che per anni hanno accompagnato i granata all’inizio di ogni stagione. La Salernitana è in A, Lotito dovrà vendere entro 30 giorni a meno di cambiamenti (ad oggi poco probabili) sulla regolamentazione della multiproprietà. Il risultato sportivo, però, resta e lascia spazio a tante interpretazioni: il sogno di una città intera è stato realizzato ed ogni falso mito sulla multiproprietà cade grazie al lavoro fantastico del gruppo di Castori.

Si scrive Salernitana ma si legge anche Bari: i malpensanti hanno sempre sostenuto che ai biancorossi sia riservato un destino da succursale del Napoli. La famiglia De Laurentiis ha dichiarato di voler arrivare in alto col Bari e l’impresa firmata dalla Salernitana dimostra che tutto è possibile. Ogni successo e fallimento sportivo, per buona pace di qualcuno, viene ottenuto per meriti o demeriti espressi sul rettangolo da gioco e sarà così anche per il Bari che sta provando l’assalto alla Serie B come secondo step della risalita fissata dalla proprietà.

A Salerno ora si attende: il club verrà ceduto e, norme NOIF alla mano, il club dovrà passare tra le mani di persone che non hanno parentele sino al quarto grado con Mezzaroma e Lotito. Un’attesa che non toglie la A: la Salernitana, con la promozione in massima serie, ha finalmente fatto cadere una convinzione che molti tifosi pallonari si portavano dietro da anni.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 11 maggio 2021 alle 07:15
Autore: Alessio D'Errico
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