Il 2025 biancorosso si chiude come da qualche anno spesso accade a Bari: non con una linea retta, ma con una curva piena di sbavature, slanci e cadute. È stato l’anno dei volti che hanno cambiato peso e significato col passare dei mesi, dei protagonisti nati per caso e di quelli attesi che hanno finito per restare sospesi. Un anno raccontato più dalle facce che dai numeri, più dagli sguardi che dalle statistiche. Tra chi ha tenuto in piedi la stagione e chi, invece, l’ha lasciata scivolare via, il 2025 del Bari è un mosaico di presenze luminose e ombre ingombranti: storie diverse, spesso opposte, unite dallo stesso colore addosso.
Tra i migliori volti del Bari che si lascia alle spalle il 2025, il primo nome che emerge è inevitabilmente quello di Radunović. Tra i pali è stato una certezza assoluta: presente, affidabile, decisivo. Quando la squadra vacillava, lui restava in piedi. Prontezza, freddezza e personalità lo hanno reso uno dei punti più alti della passata stagione, chiusa con 37 presenze su 38, tredici clean sheet e 38 reti subite, spesso più figlie del contesto che di sue responsabilità. Oggi fa parte del Cagliari in Serie A, alle spalle di Caprile, altro ex biancorosso: a conferma di quel legame particolare che Bari sembra avere con i suoi portieri. Restando nello stesso reparto, ma spostandoci sull’attualità, il 2025 ha consegnato alla cronaca anche il nome di Cerofolini. In una stagione complicata, fragile, a tratti disordinata, lui è una delle poche note liete. Sempre in campo finora, ha già incassato 27 reti, dato che racconta più una difesa ballerina che le sue prestazioni. Perché quando può, Cerofolini risponde con interventi di livello, prodezze che tengono a galla una squadra spesso in affanno.
Tra i protagonisti della scorsa annata merita spazio anche Benali, oggi alla Virtus Entella. Il suo percorso in biancorosso è stato un concentrato di emozioni forti e contrastanti, fino a diventare, nelle ultime due stagioni, un riferimento tecnico e umano. 33 presenze, quasi 3000 minuti, un gol e due assist i numeri della scorsa stagione: dati che accompagnano un contributo ben più profondo, fatto di equilibrio, leadership silenziosa e senso di responsabilità. Se si parla di Bari, non si può non evocare la figura di Maita, capitano e simbolo, che in estate ha salutato la città dopo cinque stagioni, direzione Benevento. Nell’ultima annata ha collezionato 35 presenze, due gol e due assist, adattandosi a più ruoli con la consueta disponibilità. In campo è stato duttilità pura, fuori una colonna dello spogliatoio. A Bari resta il ricordo di un professionista esemplare, uno di quelli che lasciano un segno anche quando se ne vanno.
E poi c’è Dorval, presenza ormai strutturale del Bari degli ultimi anni. Sempre propositivo, sempre dentro la partita, anche in una stagione che lo vede alternare prestazioni brillanti ad altre meno incisive, specchio fedele dell’andamento collettivo. In estate il suo trasferimento in Russia sembrava cosa fatta, ma è rimasto, continuando a essere centrale: oltre 3000 minuti nella scorsa stagione, una sola partita saltata, 4 gol e 6 assist, a cui si aggiungono un gol e due assist nell’annata in corso. Numeri che raccontano continuità e peso specifico. A chiudere il quadro dei protagonisti positivi del 2025 c’è Moncini, volto nuovo ma già determinante. Cinque gol stagionali, tanta partecipazione alla manovra offensiva e la capacità di dare un riferimento là davanti. È il capocannoniere biancorosso, in una squadra che fatica a segnare, e questo basta a renderlo una delle figure chiave di questa stagione.
È il momento delle ombre, dei nomi che il 2025 biancorosso lo hanno attraversato senza mai lasciarci davvero un’impronta. Di chi, per motivi diversi, non è riuscito a incidere come si sperava, come si immaginava, come la piazza aveva preteso. Perché non tutti gli anni restituiscono risposte, e non tutti i protagonisti reggono il peso delle aspettative. Il primo volto, inevitabile, è quello di Sibilli. Un flop che va oltre il campo. Già nella scorsa stagione l’attaccante non era riuscito a replicare quanto mostrato in passato, tanto da essere mandato in prestito alla Sampdoria, dove aveva chiuso con due gol e due assist. Ma è questa annata a segnare il punto più basso della sua carriera: appena cinque presenze complessive. Il 2 ottobre 2025 arriva la frattura definitiva, con la squalifica di otto mesi per aver scommesso su incontri di calcio. Una vicenda che lo ha di fatto cancellato forzatamente dal progetto del Bari. Se tornerà, lo farà a stagione ormai finita, con un futuro tutto da riscrivere.
Tra i flop della passata stagione c’è poi Tripaldelli, una presenza più teorica che reale. A Bari ha visto più panchina che campo: 29 presenze, quasi tutte senza incidere, mai titolare, otto ingressi a gara in corso e appena 150 minuti complessivi. Numeri che raccontano di un giocatore mai realmente entrato nei meccanismi della squadra, né per scelta tecnica né per reale convinzione. La separazione estiva, con il trasferimento alla Reggiana, è stata una conseguenza naturale. Nel 2025 rientra tra i più inconsistenti anche Pereiro. Arrivato a Bari nel febbraio 2025 durante il mercato invernale, non è mai riuscito a lasciare traccia. Se nei sei mesi finali della passata stagione aveva collezionato 301 minuti, quest’anno il minutaggio è precipitato: 74 minuti totali, divisi tra l’esordio contro il Venezia e qualche spezzone contro il Padova. Poi solo panchine, esclusioni, silenzi. E infine Nikolaou, caso diverso ma altrettanto emblematico. A differenza degli altri ha giocato, e anche tanto, ma senza mai convincere davvero. Il difensore greco è stato spesso mediocre, segnato da errori ricorrenti. Non è riuscito a imporsi, restando intrappolato in un rendimento altalenante. È diventato, suo malgrado, uno dei simboli delle difficoltà strutturali del Bari prima di Caserta e poi di Vivarini: una squadra fragile, disordinata, incapace di trovare continuità anche attraverso i suoi uomini più esperti.
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