Il Bari compie 118 anni e ripercorrere la storia di questa squadra significa spalancare lo scrigno di una nobiltà calcistica che ha pochi eguali. È un racconto pieno di grandi protagonisti: dai successi con l'eleganza del compianto Gaetano Salvemini, che portò il Bari a vincere la Mitropa Cup, e dal carisma di Giovanni Loseto, bandiera e anima di un calcio che non c’è più, per arrivare alla classe purissima di Pietro Maiellaro, il genio che rendeva possibile l'impossibile. Erano i tempi dei grandi Antonio Di Gennaro, Angelo Terracenere e Gerson. E poi, l'epoca in cui il San Nicola tremava per le giocate di João Paulo e per la potenza di Igor Protti, lo "Zar" capace di diventare capocannoniere della Serie A lasciando un solco indelebile nel cuore della gente.

Il cammino biancorosso è stato impreziosito da figure internazionali come la buonanima di Klas Ingesson, il "vichingo" dal cuore d'oro che dominava il centrocampo con una forza e un'integrità esemplari. Come dimenticare poi in tempi più recenti i gol di Paulo Vitor Barreto, l'attaccante che ha incarnato la gioia dei successi nell'era moderna, e poi la crescita di futuri campioni del mondo come Gianluca Zambrotta e Simone Perrotta, talenti che hanno spiccato il volo proprio da Bari. L'orgoglio barese ha trovato poi il suo volto più puro in Nicola Ventola, il bomber di casa nostra, mentre la porta è stata blindata per anni dai riflessi di Jean François Gillet, il gatto di Liegi e capitano primatista di presenze nella storia biancorossa. Nella 

La grandezza di questo club è passata anche attraverso maestri della panchina. Gli ultimi ad aver fatto la storia sono Antonio Conte, che ha saputo ridare un'anima e una grinta ferocissima a una piazza che sognava la gloria, e Giampiero Ventura, che ha disegnato il calcio più armonioso degli ultimi vent'anni. Proprio sotto la guida di Ventura è sbocciata la coppia difensiva più forte della storia recente: Leonardo Bonucci e Andrea Ranocchia, due ragazzi che con la loro tecnica e solidità hanno mostrato al mondo cosa significasse la scuola difensiva biancorossa. A proposito di difensori, come non citare l'iconico Neqrouz. Una storia che si è intrecciata anche con l'esplosione di Antonio Cassano, il "Pibe de Bari" che in una notte magica contro l'Inter decise di riscrivere i confini del talento e che si affermò al San Nicola prima di avviarsi verso i palcoscenici più celebri del mondo, senza mai fare ritorno nella sua terra natia. Infine, i due veri capitani degli stessi anni, gli ultimi che hanno fatto per lo meno sognare Bari: Valerio Di Cesare e Mirco Antenucci.

Il contrasto con il momento attuale è, purtroppo, brutale. Mettere accanto alla solidità di Ingesson o alla leadership di un giovane Bonucci l'apatia del Bari di oggi genera una malinconia profonda. Laddove un tempo c’erano trascinatori e campioni assoluti, oggi troviamo un gruppo smarrito, schiacciato da un anonimato tecnico e caratteriale che offende la memoria di chi ha reso grande questo stemma. La crisi attuale non è solo nei risultati, ma nella distanza siderale tra questi giganti e una rosa che sembra aver smarrito il senso di appartenenza. Onorare 118 anni di storia dovrebbe significare avere il coraggio di guardarsi in questo specchio glorioso e rendersi conto che la mediocrità del presente è un affronto a ogni singola leggenda che ha sudato per questa maglia.

Sezione: Copertina / Data: Gio 15 gennaio 2026 alle 16:30
Autore: Enrico Scoccimarro
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