Non è un giugno come gli altri. Non può esserlo all'ombra di un San Nicola che si prepara, il prossimo 26 giugno, ad accogliere per l’ultimo giro di campo le ceneri di Igor Protti. C’è un’immagine che, più di ogni altra, racconta il paradosso di questo mese biancorosso: sciarpe del Bari e fiori lasciati accanto al murales per Igor. È il tributo silenzioso allo "Zar", l'uomo che ha scelto di legarsi a questa terra oltre il tempo e oltre la vita. Questo addio non è solo un momento di profonda commozione collettiva per un ultimo, caldissimo abbraccio; è lo specchio deformante di ciò che Bari è stata e di ciò che, purtroppo, oggi fatica a ritrovare. Quell'attaccamento viscerale alla maglia e quel romanticismo d'altri tempi che Protti incarnava stridono dolorosamente con la realtà attuale. Mentre il cuore della città batte per la sua storia più fiera, la mente è costretta a fare i conti con la freddezza dei numeri, dei bilanci e delle carte bollate che stanno scandendo un'estate calcistica e un futuro interamente da decifrare.

La retrocessione in Serie C è una cicatrice che brucia ancora sulla pelle di ogni tifoso. Non è stato solo un verdetto del campo, ma il logico epilogo di una stagione nata male e gestita peggio, che ha progressivamente allontanato la gente dallo stadio. Oggi, le stanze del potere cittadino provano a correre ai ripari. Le parole chiare del sindaco Vito Leccese, che ha svelato l’esistenza di un "impegno scritto a vendere" da parte della famiglia De Laurentiis come condizione per la concessione del San Nicola, regalano finalmente una traccia di futuro. Ma la burocrazia non scalda i cuori, e soprattutto non cancella i dubbi del presente.

La nascita del Comitato di Garanzia - con magistrati, professionisti ed ex bandiere biancorosse pronti a vigilare su ogni mossa della società - è il termometro esatto del clima che si respira in città. C'è una profonda crisi di fiducia. Bari non vuole più sentirsi un "progetto a scadenza", una succursale in attesa del 2028. Questa piazza rivendica il diritto a una dignità sportiva immediata, a una programmazione trasparente che metta al centro il rispetto per la maglia e per chi la ama.

Mentre i primi nomi per la panchina e per la direzione sportiva rimbalzano tra lo scetticismo generale, la sensazione è che non basti un semplice maquillage tecnico per ridare entusiasmo. Serve una svolta vera. L'impegno scritto a cedere il club deve trasformarsi rapidamente in trattative concrete con investitori capaci di restituire a Bari la centralità che merita.

Venerdì prossimo, guardando verso la Nord, piangeremo l'uomo che ha incarnato l'orgoglio di questa terra. Sarà un momento di lacrime, fazione e memoria. Ma subito dopo le lacrime, dovrà esserci l'orgoglio. Ma deve essere anche il punto di partenza per una rinascita. Chiunque siederà dietro le scrivanie o in panchina nelle prossime settimane deve sapere che questa città non accetterà più promesse sbiadite o stagioni di transizione. I patti sono stati scritti, e ora, i tifosi, pretenderanno i fatti.

Sezione: Copertina / Data: Dom 21 giugno 2026 alle 19:00
Autore: Martina Michea
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