Ci sono nomi che sembrano contenere un destino. Igor Protti portava nel suo nome un'eco lontana che proveniva dalla Russia. Un Paese che ama la città di Bari e venera il suo patrono San Nicola, che dalle sponde del Mediterraneo è giunto in Puglia ed è diventato oggetto di devozione. Proprio come Igor che non era nato nei vicoli della città vecchia e non conosceva il vento del lungomare, eppure è diventato il simbolo più profondo dell'anima barese. Lo Zar è entrato nella memoria collettiva del popolo biancorosso attraverso le sue gesta sul rettangolo verde e la sua indole genuina, al punto da essere stato nominato cittadino onorario di Bari.
Il legame tra Protti ed il Bari è stato autentico e sincero. Non ha subito il logorio del tempo, che non ha scalfito nulla di quel rapporto così profondo che ha resistito anche a distanza di 30 anni. "Ciao, indomita leggenda" il saluto accorato della Curva Nord, della sua gente. Ci sono calciatori e poi ci sono le leggende, ovvero quelle personalità che smettono di giocare ma continuano ad abitare nel cuore dei tifosi. Nel quadriennio trascorso a Bari, Igor non ha vinto nulla ma ha lasciato un segno indelebile in tutti i sostenitori biancorossi. Perché l'amore di una tifoseria va ben oltre il risultato calcistico. Come dimostra il "San Nicola" tutto esaurito nonostante il Bari fosse già retrocesso, solo per incitare il suo bomber nell'impresa di laurearsi capocannoniere della Serie A. Proprio in quello stadio che ha custodito le sue prodezze, le sue ceneri approderanno per un ultimo simbolico abbraccio sotto la Curva Nord. Chissà se verrà presto ribattezzata "Curva Nord Igor Protti".
E poi c'è la componente umana: Igor era voluto bene da tutti, compagni di battaglia ed avversari. Traspariva senza filtri la sua bontà d'animo e il suo acume di pensiero. Nello spogliatoio era un leader silenzioso che però sapeva alzare la voce nel momento del bisogno. Una guida, un faro, un punto di riferimento per i suoi compagni più giovani. Lo storico Bari 1993-94 si è riunito attorno alla sua figura, dando vita ad un ente benefico. I legami umani vanno oltre quelli professionali. E le squadre di quegli anni non erano solo gruppi di lavoro, ma famiglie. Tutti ricordano Igor come un uomo discreto, umile e buono. Un uomo lontano anni luce dalle figurine artefatte dei giorni nostri, ovvero dai calciatori attuali ormai sempre più slegati dal senso di appartenenza verso un'intera comunità. Protti invece era pienamente consapevole che la maglia rappresentasse una storia fatta da uomini, non un semplice intreccio di fili che formano un tessuto. Igor Protti era, anzi è un eroe romantico nel senso più puro dell'espressione. Non tutti gli eroi indossano un mantello, non tutti gli eroi giocano per vincere, non tutti gli eroi cercano la luce dei riflettori. Ma tutti gli eroi sacrificano sè stessi per un ideale. Ed Igor Protti è uno di questi.
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