Gennaio non è mai un mese come gli altri per chi vive di calcio. È il mese delle porte girevoli, delle valigie pronte sotto il letto e dei telefoni che squillano a ritmi forsennati. In casa Bari, però, quest'anno il mercato invernale assume una connotazione ancora più pesante: non si tratta solo di puntellare la rosa, ma di una vera e propria operazione di chirurgia d'urgenza. Mentre Magalini e Di Cesare lavorano per portare volti nuovi, all'interno dello spogliatoio si respira un'aria di attesa che rischia di gravare sulle gambe di chi, fino a ieri, è stato considerato un intoccabile.
Il paradosso del mercato di riparazione è tutto qui: dover preparare sfide decisive - come quella imminente contro la Carrarese - con un gruppo che sa di poter essere smantellato da un momento all'altro. Chi rischia di più con i potenziali nuovi arrivi? La lente d'ingrandimento è puntata inevitabilmente sulla difesa e sul centrocampo, i reparti che hanno mostrato le crepe più evidenti. Se dovesse arrivare il tanto invocato centrale d'esperienza, profili che finora hanno goduto di ampia fiducia potrebbero scivolare improvvisamente nelle retrovie, vedendo il campo solo dalla panchina dopo mesi di titolarità.
La pressione psicologica è evidente. Giocare con la consapevolezza che la società stia cercando attivamente il tuo sostituto può portare a due reazioni opposte: la scossa d'orgoglio o, al contrario, un pericoloso calo di tensione dettato dal sentirsi già "di passaggio". Per Vincenzo Vivarini la sfida è titanica: deve riuscire a mantenere alta la concentrazione di elementi che potrebbero non essere più a Bari tra venti giorni, evitando che l'incertezza sul futuro si trasformi in superficialità sul rettangolo verde. Il rischio è che i calciatori in bilico, nel timore di infortuni che farebbero saltare possibili trasferimenti o semplicemente logorati dal dubbio, non mettano quella "cattiveria" necessaria per uscire dalle sabbie mobili della classifica.
Se la società dovesse affondare il colpo su un play di personalità o su un incontrista dinamico, i primi a rischiare il posto sarebbero proprio Verreth e Braunoder. Il belga, dopo un inizio incoraggiante, ha mostrato una preoccupante flessione di ritmo, mentre l'austriaco non è mai riuscito a dare quel cambio di passo che ci si aspettava.
Nel pacchetto arretrato la situazione non è meno tesa. Il nome di Nikolaou è quello che scotta di più: arrivato con i galloni del leader, il greco ha collezionato amnesie pesanti che sono costate punti preziosi. Con l’eventuale arrivo di un centrale di grinta e leadership, invocato a gran voce da Vivarini, la sua titolarità non è più un dogma. Nikolaou sente il fiato sul collo e la sua gestione psicologica in questo mese sarà un test fondamentale
Oltre all'aspetto mentale, c'è una questione di equilibri tattici. L'inserimento di nuovi titolari nei ruoli chiave (un incontrista di peso o un esterno di spinta) costringerà chi resta a una concorrenza spietata. In attacco, dove Moncini ha saputo guadagnarsi i galloni del leader, il discorso è diverso, ma anche lì l'eventuale arrivo di una nuova spalla potrebbe rimescolare le carte, togliendo minuti a chi finora non ha saputo incidere. La domanda che aleggia al San Nicola è semplice quanto crudele: chi, tra i protagonisti della prima metà di stagione, avrà la forza di lottare per un posto che sembra destinato ad altri?
Gennaio è un mese che non aspetta nessuno. Il Bari ha bisogno di punti subito, ma deve fare i conti con un gruppo che vive in uno stato di sospensione. Il compito di Di Cesare, in questo senso, sarà fondamentale: farsi garante della professionalità di chi resta, cercando di isolare la squadra dalle sirene del mercato. Perché se è vero che i rinforzi sono necessari come l'ossigeno, è altrettanto vero che la salvezza passa prima di tutto dalle gambe e dalla testa di chi indossa la maglia biancorossa oggi, con o senza la valigia in mano.
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