Il Bari non ha più alibi. E, soprattutto, non ha più il suo pubblico e quel calore che sempre l’ha accompagnato. La rottura con la tifoseria è profonda, e ormai impossibile da nascondere dietro qualsiasi giustificazione. Quella che si respira attorno al San Nicola da parte dei tifosi è un’aria pesante, carica di rabbia e disillusione, che affonda le radici ben oltre il campo. Non si tratta di risultati altalenanti o di un momento no: il Bari perde, da inizio campionato, e continua a perdere. La classifica è impietosa, la retrocessione è realtà concreta a due giornate dalla fine e l’unico appiglio rimasto sembra essere un intreccio favorevole dagli altri campi. Una lontana speranza fragile, quasi un “miracolo” sportivo.
La frattura con la piazza diventa a questo punto inevitabile. I segnali erano già evidenti da tempo, ben prima di questo crollo finale. La contestazione alla proprietà, il malcontento per la multiproprietà e una gestione percepita come distante hanno scavato un solco sempre più profondo. Oggi quel solco è diventato una voragine. Gli striscioni comparsi nelle ultime ore nei pressi dello stadio sono il riflesso di questa esasperazione: toni durissimi, nessun filtro, nessuna volontà di mediazione. Solo tanto sconforto. “Mercenari”, “Senza palle, senza dignità”, frasi che sono la fotografia di un rapporto ormai compromesso, in cui la squadra non trova più protezione nemmeno in casa. Anzi, il San Nicola rischia, con tutta probabilità, di trasformarsi in un ambiente ostile. Non è più solo contestazione, è un rigetto netto. E in questo clima, giocare in casa rischia di diventare un problema serio, non un fattore in più.
Già lo scorso 8 dicembre, prima di Bari-Pescara la città aveva dato un segnale forte: centinaia di sostenitori in corteo nel centro di Bari per contestare apertamente la società, accusata di essere distante e poco trasparente. Il messaggio fu ribadito anche allo stadio, con la scelta simbolica di lasciare vuota la Curva Nord in occasione della sfida contro il Pescara. Un gesto pesante, una ribellione nei confronti della società.
Da allora, nulla si è ricucito. Nulla è cambiato. Anzi, la situazione è degenerata. L’episodio di Avellino, nell’ultima partita, ha rappresentato un ulteriore punto di rottura: al termine della gara, la tensione è esplosa con alcuni sostenitori biancorossi che hanno superato le barriere del settore ospiti, creando momenti di disordine. Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha evitato conseguenze peggiori, mentre la sensazione era chiara: nel mirino non c’era l’avversario, ma la stessa squadra.
Il Bari si trova così stretto in una morsa: da un lato una classifica che non concede margine di errore, dall’altro un ambiente che non perdona nulla. Senza il sostegno del proprio pubblico, e con una proprietà contestata da tempo, il rischio è quello di affrontare il finale di stagione in un isolamento totale.
La sfida di oggi contro la Virtus Entella sarà di fondamentale importanza. Perdere vorrebbe dire avere un piede dentro la Serie C, vincere vorrebbe dire quantomeno sperare nei playout. Sarà uno scontro diretto tra due squadre che galleggiano pericolosamente nella stessa zona di classifica, entrambe alla ricerca disperata di punti salvezza. In condizioni normali, il San Nicola avrebbe rappresentato un alleato, una spinta emotiva capace di fare la differenza in gare di questo peso. Oggi, invece, rischia di essere l’esatto contrario.
Perché il fattore casa, ad oggi, semplicemente non esiste più. Il San Nicola ha smesso di essere “casa” già da tempo. Al suo posto c’è una pressione costante, un clima teso, pronto a esplodere al primo errore. Ogni pallone toccato, ogni scelta sbagliata, ogni momento di difficoltà rischia di trasformarsi in un boato contrario. E in uno scontro diretto che varrà una stagione, questo potrà incidere tanto quanto - se non più - degli aspetti tecnici.
Il Bari si gioca tutto, ma lo farà senza la sua arma storica. E con un dettaglio non da poco: dall’altra parte ci sarà una squadra in difficoltà, sì, ma probabilmente più libera mentalmente. In queste condizioni, più che una partita di calcio, sarà una prova di nervi. E a questo Bari, oggi, è proprio ciò che manca.
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