Il ricordo del suo Bari, in grado di salire alla ribalta per il gioco veloce e divertente, è ancora impresso nel cuore dei tifosi. Intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoBari.com, Giampiero Ventura ha raccontato la sua squadra, ricordando i momenti più belli e la passione del pubblico che l'ha adottato e accompagnato per tutto il periodo biancorosso.
Come nasce il calcio veloce e divertente del Bari di Ventura, apprezzato e lodato da allenatori ed addetti ai lavori?
"A Bari ho avuto un duplice vantaggio: ho trovato una squadra con un'ossatura figlia del campionato vinto l'anno precedente, ed un calcio che era già mio. In quel periodo non pensavo ai complimenti ed alle opinioni altri. Ero solamente l'allenatore del Bari, non quello di una squadra che piaceva e riscuoteva complimenti; ero concentrato sul mio lavoro. Era un anno in cui tutti si divertivano: lo facevo io, lo facevano spesso i giocatori in campo e soprattutto i tifosi in tribuna".
Quella stagione rimane senza dubbio straordinaria, ma non le è rimasto un po' il rammarico per ciò che si poteva fare in più e non è stato fatto?
"Io penso che quel campionato rimane unico, però è vero che nella seconda parte c'è stato un calo che ci ha impedito risultati migliori, e questo crea dispiacere. Però ricordo che allo stadio c'erano bambini, famiglie, tutta la città; abbiamo portato 10.000 spettatori all'Olimpico, 50.000 persone contro Milan, Juventus ed Inter. Tutta Bari era con noi, e questo ci dava un orgoglio ed una carica incredibile. Io mi sentivo soddisfatto come allenatore di questa squadra, perché tutta la città mi aveva adottato".
Se dovesse descrivere la vittoria o il momento più bello sulla panchina del Bari, quale sceglierebbe?
"Molti pensano alla partita contro la Juventus, comunque esaltante, ma ricordo il 4-2 contro il Palermo, perché tre di quei gol sono arrivati all'interno di occasioni provate e riprovate in allenamento. I rosanero erano forti, avevano gente come Cavani e Pastore, e noi dimostrammo una maturità ed una voglia di fare calcio incredibile. Se poi non devo scegliere una vittoria, credo che la migliore partita fu lo 0-0 a San Siro contro il Milan. Avemmo almeno dieci palle gol, il pareggio fu ingiusto".
C'è qualche giocatore, allenato in quella stagione, che nel prosieguo della carriera ha fatto meno di quanto lei si aspettava?
"Io credo che i giocatori possono sempre migliorare, anche quando fanno benissimo. Qualcuno poteva dare di più, però non amo parlare dei singoli. Non dimentichiamo che molti giocatori venivano dalla Serie B, e quell'anno hanno giocato anche parecchio al di sopra dei loro standard".
Lei ha conosciuto il presidente Matarrese, spesso avversato ed odiato da parte della città. Non la stupisce la rivalutazione avuta nell'ultimo anno?
"Purtroppo l'Italia è questa, si grida al lupo ma poi i fatti dimostrano che tutte le chiacchiere da bar sono esagerate. Tutti parlano ma poi, dalla verifica del buonsenso, sono costretti a rimangiare le cose. Materrese era una persona innamorata del Bari, legata alla squadra ed alla città. Avrà commesso sicuramente degli errori, ma l'amore che aveva verso il Bari era enorme".
Il Bari con De Laurentiis sembra aver finalmente trovato la serenità giusta.
"Io mi auguro con tutto il cuore che questa proprietà riesca a ripetere a Bari quanto fatto a Napoli. Questa città è una parte del mio cuore, è uno dei ricordi calcistici più belli che ho. Spero di vederla nelle categorie che le competono".
Chi è Ventura oggi?
"Ventura è un allenatore che ha commesso degli errori nell'ultimo anno e mezzo, e che ha pagato per questo. Ho accettato degli incarichi che avrei dovuto evitare, e questo mi ha un po' penalizzato. Dall'altro lato tutto ciò che è successo ha aumentato la voglia di fare calcio, di tornare a fare i risultati sportivi che ho fatto negli ultimi quindici anni. Quando succedono dei momenti negativi ti trovi di fronte ad una verifica, soprattutto alla mia età, o ti butti giù o riparti più pronto di prima. Io sono pronto per rilanciarmi".
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