3 febbraio 2019. Marfella; Mattera, Cacioli, Di Cesare, Quagliata; Bolzoni, Langella; Liguori, Brienza, Floriano; Simeri. Era questo l’undici titolare che scese in campo a Torre del Greco, nell’attesissimo scontro al vertice con l’unica vera rivale di quella stagione in Serie D: la Turris. Ieri, nel medesimo stadio, è giunta una nuova sconfitta, resa maggiormente pesante dal 3-0 ma soprattutto dagli obiettivi ben diversi di entrambi i club.

Frattali; Sabbione, Di Cesare, Perrotta; Semenzato, Maita, De Risio, Rolando; Marras, Antenucci, D’Ursi. A guardare le due formazioni, apparentemente il confronto sembrerebbe impari per esperienza e qualità (nel complesso, visto che alcune individualità erano comunque di un certo livello). Solo sulla carta, però, perché l’ultima prova sfoderata al Liguori è stata semplicemente indegna, a tratti vergognosa. Una disfatta senza appello, che deve far davvero riflettere in ottica play-off.

Anche tra i dilettanti un gol di Riccio decise la sfida, costringendo i galletti a non considerarsi affatto vincitori con ancora 12 partite da disputare. Ma quella squadra, nonostante le tre sconfitte subite in campionato, metteva sempre il cuore per gli interi novanta minuti. Dal più anziano, con 40 primavere come il capitano Ciccio Brienza, al più piccolo degli under, tutti erano uniti e compatti verso una promozione in C da conquistare ad ogni costo. Non poteva essere altrimenti per un gruppo di uomini, prima ancora che calciatori, nato in fretta e furia in un’estate turbolenta, segnata dal fallimento societario ma ugualmente piena di entusiasmo e voglia di risorgere.

Ormai si contano sulle dita di una mano i pochi reduci di quell’annata in cui, malgrado gli impianti di gioco quasi mai perfetti ed un contesto a dir poco amaro per i biancorossi, si apprezzavano gli sforzi di uno spogliatoio sano e genuino. Adesso, invece, nulla ricorda quelle peculiarità morali. A prescindere dagli allenatori, i moduli, le tattiche che lasciano il tempo che trovano, c’è soltanto una cosa che manca ai tifosi baresi: l’emozione. Fa male doverlo dire, ma quest’anno sono state alquanto rare.

Con un quarto posto addirittura da difendere fino all’ultimo secondo della regular season, il Bari deve già interrogarsi su ciò che è diventato. Una compagine imborghesita, abituata a perdere (ben nove flop nel girone C) e che stenta a tirar fuori l’orgoglio. La stagione si complica maledettamente, ma ora devono essere gli stessi calciatori a salvare la loro faccia. La fame della Turris, desiderosa della salvezza matematica, ha dimostrato che fa la differenza molto più dei nomi e dei curriculum.

Sezione: Copertina / Data: Lun 26 aprile 2021 alle 22:00
Autore: Gabriele Bisceglie
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