Per Pantaleo Roca non è mai arrivato, dopo la lunga trafila nelle giovanili, l'esordio col Bari. Resta l'orgoglio di aver indossato i colori della propria città, come da lui detto ai nostri microfoni: "È stato un sogno, la gioia più grande della mia vita. Fare il secondo e il terzo a Bari, vincendo una Mitropa Cup e stando assieme a giocatori e gente del calibro di Di Gennaro, Scarafoni, Maiellaro, Loseto, Monelli, Perrone, Lupo è motivo d'orgoglio. Devo ringraziare i Matarrese, nella persona dell'ex presidente Vincenzo per questa grande possibilità. Anche non sono mai sceso ufficialmente in campo, vestire quella maglia è un grande riconoscimento".
La baresità di oggi? All'epoca era tutt'altra cosa: "La nostra baresità non era solo nei Loseto, De Trizio, Terracenere e via discorrendo: c'era una continuità tra il settore giovanile e la prima squadra che la rendeva unica. Era assai frequente che giocatori della Primavera come me, Deruggiero, Bigica, Amoruso, Cassano, Carbone passassero nei grandi e rendessero grande il Bari, anche a livello economico, dato che alcune cessioni hanno sanato buchi importanti. Questo serbatoio del territorio rendeva la squadra unita e mostrava le virtù della piazza su scala nazionale. E chi veniva da fuori si integrava in questo contesto".
Tanta Serie C per Roca, mai arrivato ad alti livelli nonostante il punto di partenza..."Ci sarebbero da raccontare da tanti aneddoti nei confronti di chi mi ha bloccato la possibilità di raggiungere certi palcoscenici. All'epoca, l'Italia era patria dei migliori portieri: un 18enne che faceva il secondo a Bari in B aveva potenzialità. Se però non si riesce a sfondare, ci sono questioni che sicuramente mi riguardano in prima persona: avrò fatto scelte non giuste ed errori da ragazzo. La carriera che ho fatto me la sono sudata e sono fiero del mio percorso. Qualche calcio nel sedere mi avrebbe fatto comodo, ma sono contentissimo di come ho vissuto anche gli anni fuori Bari, con amici conosciuti e con cui ancor'oggi mi sento".
Le parole dell'ex portiere sul suo presente (e recente passato, ndr) offre spunto per un'altra frecciatina all'attuale società: "Ora lavoro come perito per compagnie assicurative presso una società di Napoli. In più mi diverto a fare il preparatore dei portieri, come feci a Bari quando c'era Angelozzi ed i Paparesta, come anche coi De Laurentiis per un paio d'anni. L'approccio è però cambiato negli anni: mentre coi Matarrese, le qualifiche professionali e le competenze erano al centro del progetto, con questa società si guarda all'aspetto economico, ed ecco perché è destinata al fallimento. Se non si investe nel settore giovanile, non hai futuro, soprattutto se continui a comprare per non avere nulla".
Non sarà l'attività principale, ma il cuore di Roca resta legato a questo sport: "Per vent'anni è stata la mia vita ed era giusto continuassi, essendo anche la mia passione. Oggi fare calcio a livello professionistico è difficile senza avere conoscenze o raccomandazioni. Ti dedichi alle squadre dilettantistiche o settori di provincia, ma mi piace trasmettere il buono anche agli altri".
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