“Quei momenti lì”. Basta una frase della canzone Destri di Gazzelle per riaprire una ferita ancora vivissima nella memoria di Bari e dei baresi. Ci sono stagioni che non finiscono davvero mai: restano sospese tra nostalgia e rimpianto, tra un San Nicola strapieno e quel finale che ancora oggi fa male anche solo ricordare. Era il Bari di Mignani, della corsa sfrenata verso la Serie A, delle notti in cui la città aveva ricominciato a sentirsi grande dopo anni complicati. Aveva iniziato, finalmente, a credere che tutto fosse possibile. Il Bari di Caprile e Cheddira, della leadership di Di Cesare, degli strappi di Folorunsho e dei gol pesanti di Esposito e Antenucci. Sono passati tre anni, ma sembra un’altra epoca. E mentre il presente biancorosso racconta tutt’altra storia, viene spontaneo, e forse con un po’ di nostalgia, chiedersi: che fine hanno fatto gli uomini dell’ultimo grande sogno del Bari?
Tra i simboli di quella squadra c’era sicuramente Caprile, protagonista di una stagione straordinaria con 14 clean sheet e appena 33 reti subite. Oggi è il portiere titolare del Cagliari, proprio la squadra che spezzò il sogno biancorosso nella finale playoff, e in Sardegna ha confermato tutto il suo valore, arrivando ad indossare la fascia da capitano in diverse occasioni. Indimenticabile anche Di Cesare, il Capitano. Otto stagioni, 235 presenze e un legame diventato molto più forte del calcio. Dopo il ritiro è rimasto a Bari da dirigente e oggi ricopre il ruolo di direttore sportivo, in un momento complicato ma con lo stesso senso di appartenenza mostrato in campo.
Tra i protagonisti di quella cavalcata anche Folorunsho, energia pura del centrocampo biancorosso: 8 gol e 2 assist nonostante i problemi fisici. Anche lui oggi gioca nel Cagliari, dove ha trovato continuità pur convivendo con un lungo infortunio. E poi Benedetti, autore del gol al Sudtirol che spalancò al Bari le porte della finale. La corsa e l'urlo sotto la Curva Nord resta una delle immagini simbolo di quella stagione. Questa stagione l'ha divisa in due: Sampdoria prima e Virtus Entella poi, il centrocampista cerca oggi continuità, senza però ritrovare lo stesso impatto avuto in biancorosso.
Maita, invece, resta uno dei simboli più autentici di quel gruppo. Leader silenzioso e padrone del centrocampo, oggi è capitano del Benevento, con cui ha conquistato la promozione dalla Serie C mettendo a referto anche 7 assist. Nei sei mesi finali di quella magica stagione arrivò anche Esposito, capace di incidere subito con 4 gol e 2 assist. Oggi anche lui veste la maglia del Cagliari, dove è stato protagonista nella corsa salvezza con 7 gol e 5 assist.
E poi Cheddira, il bomber di quel Bari: 17 gol in campionato, 5 in Coppa Italia e 7 assist. Oggi gioca nel Lecce, storica rivale dei biancorossi, e i suoi gol sono stati decisivi per la salvezza dei salentini nel finale di stagione. Ultimo, ma non per importanza, Antenucci. Quattro stagioni a Bari, leadership e gol pesanti, come quello segnato al Cagliari nella finale d’andata che fece sognare un’intera città. Dopo il ritorno alla SPAL, l’attaccante ha annunciato il ritiro dal calcio giocato lo scorso anno, chiudendo una carriera vissuta sempre da protagonista.
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