17 partite, concentrate da febbraio 2007 in poi, al ​​Bari per Fabio Vignaroli che, nel proseguo della nostra intervista, ricorda quell'amara semi-annata: "Avevo avuto problemi familiari e malattie importanti a casa. Un anno particolari per delle vicende poco simpatiche. C'era stata confusione anche a Bari, quindi stagione non positivissima e sfortunata per tanti motivi. Mi è certamente dispiaciuto". 

Interessante l'attuale occupazione dell'ex Salernitana: "Sono scout per un'agenzia di procuratori e sto di fatto sempre all'estero. Mi sto divertendo: ho molta libertà d'espressione e giro tantissimo, soprattutto in Nord e Sud America".

E questa rivelazione diventa spunto per parlare del parallelismo metodologico, a livello giovanile, tra il nostro Paese ed il restante mondo: "Ci sono paesi evoluti ed in cui hanno lavorato molto sullo sviluppo del calcio. E hanno sfruttato, recependola benissimo, la nostra metodologia. In Italia, soprattutto a livello giovanile, siamo allo zero, per via dei tanti stranieri e della poca valorizzazione della parte tecnica e fisica dei ragazzi. Siamo rimasti presuntuosi ed indietro. Vedo che al di là delle strutture e metodologie, all'estero la maggior parte dei giocatori arriva dalla strada ed hanno una marcia in più. Noi abbiamo tolto questa possibilità, privilegiando scuole calcio che spesso non adempiono ai loro compiti".

Possibili ​​soluzioni a questa fase di stallo nel lavoro sui giovani? "Serve farli tornare a giocare negli oratori e badare ai percorsi specifici dei ragazzi, che già a dieci/undici anni vengono trattati come professionisti , quando dovrebbero fare un percorso ludico e sociale. Un tempo si giocava per passione, ora per la voglia dei soldi, sprecati. Abbiamo perso di vista l'obiettivo e le origini dello sport. Qualora, utopisticamente, si limitasse il denaro dai diritti televisivi, saremmo costretti a ricominciare dai settori giovanili, valorizzando i ragazzi".

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 08 marzo 2026 alle 09:00
Autore: Piervito Perta
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