Per Enrico Guarna, l’esperienza al Bari ha segnato una tappa indelebile della sua carriera. Nel corso nella nostra intervista lo ha voluto ricordare nei dettagli. "Ho sempre detto e ribadisco che sono cresciuto ad Ascoli, ma l’esperienza fuori da Ascoli più bella è stata a Bari. Tre annate, tre stagioni. Abbiamo iniziato con quella della stagione fallimentare, e sarebbe bastata solo quella per avere un ricordo indelebile. Il momento più significativo? Quando da soli abbiamo combattuto senza una società. C’erano persone che ci aiutavano anche solo per fare le trasferte. C’è stato davvero un raccogliersi insieme ai tifosi per sopravvivere. Un momento umano prima che sportivo".
Sulla pressione dell’ambiente: "Penso che sia giusto che il tifoso barese abbia delle aspettative. È un capoluogo di regione, ha storia, uno stadio che porta tanta gente. Anche in trasferta sono sempre numerosi. Il tifoso si aspetta la Serie A, non c’è altro da dire. Il San Nicola incide eccome: quando sai che ci saranno 30, 40, 50 mila persone, devi avere anche gli attributi per giocarci. L’avversario viene e dice: ‘oggi è bello vincere davanti a tutti questi tifosi avversari’. Bisogna avere coraggio, maturità. Non si possono trovare scuse legate alla pressione. Altrimenti si può giocare in piazze dove ci sono mille persone e un vecchietto con la bandierina. Ma quelle non sono piazze per te".
Negli ultimi anni il Bari ha cambiato portiere ogni stagione: "Bisogna trovare un profilo che garantisca stabilità. Due anni fa il Bari lo aveva con Caprile, e ora quel portiere è in Serie A. Questo significa che era un buon profilo. Forse al Bari si sentiva stretto, ma è cresciuto. Serve un profilo da Serie B che dia sicurezza. Cerofolini? È un portiere abile tra i pali, abituato anche a giocare dal basso. Ha avuto allenatori che gli hanno chiesto molto in questo senso, ed è rapido, bravissimo tra i pali".
Anche l’aspetto psicologico, per un portiere, fa la differenza: "Ci sono gerarchie da rispettare, ma chi gioca deve allenarsi sempre al massimo. Io l’ho sempre fatto. Bisogna dimostrarlo ogni giorno. Tra portieri c’è una concorrenza sana, un legame molto stretto. Durante la settimana si crea una famiglia. Io cerco di rubarti il posto in modo leale: se si crea questo, si alza anche il livello".
Oggi Guarna è dall’altra parte, in panchina: "Ho già iniziato un percorso da allenatore dei portieri, la stagione appena finita l’ho fatto in prima squadra ad Ascoli. Studio, mi aggiorno, metto tanta passione cercando di trasmettere qualcosa ai ragazzi. Ai giovani dico: se vai a Bari, hai già raggiunto tanto. Ma lì bisogna saper dividere le emozioni. Quando ero a Monza c’era meno pressione, e facevo fatica ad arrivare alla domenica. Serve la pressione, anche quella dello stadio, per crescere. È un passaggio fondamentale per diventare calciatori veri".
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