Ma perché Cuni? È la domanda che serpeggia tra gli spalti e che accompagna le ultime uscite del Bari. Arrivato per dare peso, profondità e gol a un attacco in evidente difficoltà, l’attaccante albanese è stato titolare nelle ultime due partite: prima al San Nicola contro lo Spezia, impiegato a sostegno di Moncini, poi contro il Sudtirol, questa volta da principale riferimento offensivo. In entrambe le occasioni, però, è rimasto ai margini del racconto.

Mai realmente incisivo, mai davvero dentro la partita. Un’ombra, più che un centravanti capace di spostare gli equilibri. Un avvio che sorprende solo in parte. I numeri precedenti non raccontano di un attaccante particolarmente prolifico: un solo gol in campionato con la Sampdoria e, più in generale, statistiche in Italia che non autorizzano grandi aspettative sotto il profilo realizzativo. Cuni non è mai stato un bomber da doppia cifra garantita, e questo oggi pesa in una squadra che fatica enormemente a trovare la via della rete.

Eppure, il suo nome porta con sé un passato che continua ad alimentare interrogativi. Le qualità intraviste ai tempi delle giovanili del Bayern Monaco erano importanti: struttura fisica, tecnica di base, capacità di attaccare la profondità. Doti che facevano pensare a un percorso diverso, a una crescita più lineare e a un impatto più deciso una volta approdato stabilmente tra i professionisti.

Il Bari, però, non può vivere di ricordi o di potenzialità inespresse. La classifica impone concretezza immediata. La disperata ricerca di un bomber resta aperta, e Cuni — volente o nolente — ne è diventato uno dei simboli. Perché se è vero che il contesto non lo aiuta, è altrettanto vero che da chi gioca nel cuore dell’attacco ci si aspetta qualcosa in più: presenza, personalità, cinismo.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 19 febbraio 2026 alle 13:00
Autore: Antonio Testini
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