Undici volti nuovi e nove cessioni: si è conclusa così la finestra del calciomercato invernale del Bari. Quasi certamente resteranno fuori lista gli esuberi Partipilo e Maggiore, che il neo direttore sportivo Di Cesare non è riuscito a piazzare altrove. Una vera rivoluzione, almeno nei numeri, operata dal club biancorosso. 

In sede di presentazione, Moreno Longo aveva indicato con chiarezza la rotta: servivano calciatori pronti a combattere nel girone di ritorno, elementi in buone condizioni fisiche e immediatamente disponibili per affrontare gli scontri diretti del mese di febbraio. Nei fatti, però, la realtà racconta tutt’altro. A Bari sono arrivati calciatori che, nella prima parte di stagione, hanno visto pochissimo il campo: Cavuoti (appena 40 minuti complessivi), Odenthal (un solo minuto giocato e lontano da una maglia da titolare da oltre un anno), Esteves (ultima partita dal primo minuto nel maggio 2024), Mantovani (sette presenze stagionali, fermo dai primi di ottobre). A questi si aggiungono Artioli Cuni, reduci da una prima parte di stagione deludente a Mantova e Genova (sponda Samp), e il duo De Pieri–Stabile, riserve nella Juve Stabia e mai realmente convincenti in Campania. L’unico ad aver lasciato segnali incoraggianti nelle prime uscite è stato Cistana, anche lui però con un minutaggio molto limitato nella prima parte di stagione a La Spezia a causa degli infortuni. 

Se sulla carta il reparto difensivo sembra rinforzato con l'innesto di Odenthal, restano invece forti perplessità sul centrocampo, che appare ancora privo di qualità e muscoli, considerando le prestazioni poco brillanti di Verreth e Braunöder al giro di boa. Chi si aspettava un nome di peso nell’ultimo giorno di mercato è rimasto deluso: il Bari ha puntato sul giovane Traorè, classe 2006, arrivato in prestito dal Southampton. Un profilo di prospettiva, ma con appena 67 minuti giocati nella terza serie spagnola. Neppure il reparto offensivo sembra realmente rinforzato: Piscopo è un discreto elemento per la trequarti e ha visto il campo a fasi alterne nella prima parte di stagione. Moncini resta l’unico in grado di finalizzare la manovra, mentre Gytkjær non ha convinto. Probabilmente sarebbe servito un attaccante in grado di attaccare la profondità (profilo ideale per Longo) e garantire un contributo realizzativo maggiore.

Hanno lasciato la Puglia Pereiro, Meroni, Kassama, Colangiuli e Cerri. Chi avrebbe dovuto essere leader tecnico – Vicari, Antonucci e Castrovilli – difficilmente rivedrà il biancorosso in futuro. I tre hanno ampiamente deluso e, di fatto, si sono sfilati dal ruolo di riferimento all’interno del gruppo. Stesso discorso dicasi per i fuori lista Maggiore e Partipilo. Da qui la scelta di Longo di non ripartire da chi non era disposto a combattere e “andare in guerra”: una decisione legittima, ma che cozza con una realtà evidente, ovvero che molti dei nuovi arrivati non sembrano pronti fisicamente per affrontare le restanti sedici gare della regular season.

Ora tocca a Longo compiere un autentico miracolo: trasformare le numerose incognite in certezze. Perché quella del Bari rischia di essere l’ennesima rivoluzione insufficiente. Occorreva un mercato d’assalto: con una classifica così disperata la società avrebbe dovuto investire sin dai primi di gennaio con decisione, puntando sull’usato sicuro, come hanno fatto Spezia e Sampdoria, invece di affidarsi alle solite scommesse. E sarebbe risultato lungimirante affidarsi sin dagli scorsi mesi ad un direttore sportivo con comprovata esperienza e non a chi – insieme a Magalini – ha costruito in estate una squadra rivelatasi disastrosa, capace di portare il Bari sull’orlo del precipizio.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 02 febbraio 2026 alle 22:00
Autore: Mario Caprioli
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