Il Bari si giocherà tutto al Druso, ma la sensazione lasciata dalla notte del San Nicola è pesante. Non tanto per il risultato — uno 0-0 che tiene ancora formalmente aperto il discorso — quanto per ciò che si è visto in campo. Perché la squadra di Moreno Longo aveva un solo vero obbligo: costruirsi un vantaggio in vista del ritorno. E invece, davanti a quasi 28mila spettatori, è rimasta bloccata, sterile, impaurita.

Il Sudtirol di Fabrizio Castori ha fatto esattamente la partita che voleva. Ordinata, aggressiva nei duelli, sporca quando serviva. Una squadra che conosce perfettamente i propri limiti ma anche i propri punti di forza. E alla fine, dentro una gara povera di occasioni vere, la sensazione è stata chiara: il gruppo altoatesino abbia gestito meglio pressione, ritmo ed episodi. Per questo, al momento, il primo round tattico dei play-out lo vince Castori.

Moreno Longo ha scelto di sorprendere con il 4-3-1-2, un sistema che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare più peso offensivo e occupare meglio la trequarti. Una scelta coraggiosa, almeno sulla carta. Ma il campo ha raccontato altro. Il Bari è rimasto lento nella circolazione, prevedibile nello sviluppo, quasi mai capace di creare superiorità numerica o isolare i suoi uomini migliori.

E questo è il dato che preoccupa di più: nei novanta minuti più importanti della stagione, il Bari non ha avuto identità. Le difficoltà maggiori sono emerse soprattutto a centrocampo. Tomas Esteves, Kevin Piscopo e Giulio Maggiore non sono riusciti a incidere. Poca qualità nell’ultimo passaggio, pochi strappi, poca capacità di accompagnare l’azione offensiva. Il Bari ha avuto il pallone per lunghi tratti, ma quasi mai il controllo emotivo della partita.

Anche davanti la squadra è rimasta soffocata. Emanuele Rao è stato contenuto bene e Gabriele Moncini ha combattuto senza ricevere palloni realmente giocabili. Troppo poco per una squadra che doveva vincere e che, regolamento alla mano, adesso sarà costretta a fare l’impresa in trasferta.

Perché il problema del Bari non è soltanto il pareggio. È che il pareggio, nei play-out, favorisce il Sudtirol. E dunque il peso psicologico del ritorno sarà completamente sulle spalle dei biancorossi. A Bolzano servirà vincere. Non gestire, non resistere: vincere.

Longo adesso dovrà decidere se insistere sulle sue idee oppure cambiare ancora. Ma più dei moduli conteranno personalità, coraggio e lucidità. Perché il tempo degli esperimenti è finito. Al Druso servirà una partita vera. Forse la partita più importante degli ultimi anni biancorossi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Sab 16 maggio 2026 alle 21:00
Autore: Antonio Testini
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