Il traumatico ritorno del Bari nel baratro della serie C continua a sollevare un profondo dibattito nel panorama calcistico nazionale: a scattare una fotografia lucida sulla crisi della piazza pugliese interviene in esclusiva a TuttoBari un autentico veterano delle panchine italiane come Nedo Sonetti, un allenatore storico che nella sua lunghissima carriera ha guidato club gloriosi come Torino, Atalanta, Udinese e Avellino, ottenendo 5 promozioni in Serie A e accumulando una conoscenza sterminata delle dinamiche societarie e ambientali del nostro calcio. Il tecnico toscano non usa giri di parole per analizzare il momento drammatico vissuto dai tifosi biancorossi: la sua attenzione si focalizza immediatamente sulle colpe strutturali di una proprietà fortemente contestata, mettendo in discussione il modello della Filmauro e l'attuale distacco emotivo con il territorio.

Il fulcro del discorso di Sonetti colpisce direttamente il cuore del sistema della multiproprietà, lanciando un affondo durissimo verso la gestione a distanza e respingendo al contempo le ipotesi di repentine speculazioni estere: "Come concetto generale le multicose non vanno bene, ci vuole un solo proprietario e soprattutto la passione. E non cominciamo a parlare di stranieri: loro investono solo per fare affari. Ci vuole una consistenza alle spalle, non gente che viene da Napoli o da qualsiasi altra parte. Una persona che ami il Bari e che ami la gente di Bari, questo ci vuole".

Le parole dell'ex allenatore mettono a nudo la sofferenza di una piazza esausta di essere amministrata come una pratica burocratica: per invertire la rotta serve un radicale cambio di paradigma aziendale che rimetta al centro il coinvolgimento emotivo e l'identità locale.

La critica si estende inevitabilmente alla programmazione tecnica e alla gestione dei tecnici, soffermandosi sulla figura di Moreno Longo, un profilo che Sonetti conosce molto bene per averlo calcisticamente svezzato ai tempi del Filadelfia: "Lui caratterialmente è uno che ha grande volontà, lo faceva anche da ragazzo quando io allenavo il Torino e lui era nei ragazzi, lo feci giocare anche alcune partite: mi dispiace che sia finita così, ma prima di prendere l'allenatore ci vuole una società che abbia la serietà di poter fare le cose bene per il bene della città, non per fare cose gestionali. Una persona che dica di voler riportare il Bari in Serie A".

Secondo la visione del mister, l'errore risiede nell'aver ribaltato le priorità logiche della costruzione sportiva: la scelta della guida tecnica deve essere la conseguenza di un progetto solido, poiché senza una base societaria presente ogni sforzo sul campo è destinato a essere vanificato dal vuoto verticistico.

Per ritrovare la via smarrita e riaccendere l'entusiasmo di un San Nicola progressivamente svuotato dalla delusione, Sonetti indica una strada precisa, richiamando la storica presidenza di Vincenzo Matarrese come unico esempio di passione a cui attingere: "La mia passione è che abiti nel paese, che abbia voglia di dire che il Bari deve ritornare in Serie A come lo era tanti anni fa: ci vuole gente di calcio che abbia voglia di amare Bari come città, come posto, come cittadini, ma senza entrare nella politica e che non provenga da essa, perché altrimenti la devastazione diventa totale". Il messaggio finale suona come un appello per il futuro: solo una proprietà mossa da un legame genuino con la comunità potrà cancellare l'attuale clima di perenne contestazione, restituendo al club la dignità sportiva che merita a livello nazionale.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 18 giugno 2026 alle 20:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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