Mancano due settimane all’apertura ufficiale del mercato estivo e in casa Bari la sensazione è chiara: il lavoro da fare è enorme. La retrocessione in Serie C ha azzerato quasi tutto — gerarchie, prospettive e certezze — e il Bari che si presenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato sarà inevitabilmente molto diverso da quello visto nell’ultima, disastrosa stagione.

Negli ultimi giorni, però, qualcosa si è mosso sul piano societario. La notizia più rilevante è l’arrivo di Pierpaolo Marino come nuovo direttore generale, figura fortemente voluta dalla proprietà e annunciata ufficialmente nell’ambito del nuovo assetto dirigenziale biancorosso. Un nome di peso, di grande esperienza, chiamato non solo a ricostruire il progetto tecnico ma anche a ridare credibilità a una società che ne ha persa molta nell’ultimo biennio. Marino rappresenta, almeno sulla carta, un primo segnale di discontinuità e programmazione. Ma i segnali, da soli, non bastano. Servono scelte.

La prima urgenza riguarda le uscite. Prima ancora di acquistare, infatti, il club dovrà sfoltire e ridefinire la rosa. Sono tanti i giocatori destinati a salutare per fine prestito o fine contratto. Diversi rientreranno ai rispettivi club di appartenenza, da Riccardo Pagano a Emanuele Rao, passando per Aurel Braunöder e Cas Odenthal. Anche sul fronte dei contratti in scadenza ci saranno decisioni delicate, specialmente per quei senatori che hanno rappresentato un ciclo ormai vicino alla conclusione.

Poi c’è il nodo delle conferme. Ed è forse il passaggio più importante. Il Bari dovrà decidere attorno a chi ricostruire. Alcuni profili, pur reduci da una stagione negativa, possono ancora rappresentare basi solide per la Serie C. Il primo nome è quello di Valerio Mantovani, tra i pochissimi ad aver mostrato leadership, carattere e attaccamento. Da valutare anche il futuro di Michele Cerofolini e Gabriele Moncini, due dei pochi a salvarsi individualmente ma anche tra i giocatori con maggiore mercato in Serie B.

Altro tema cruciale: il profilo della rosa. La Serie C impone logiche completamente diverse rispetto alla B. Servono meno “nomi” e più specialisti della categoria. Negli ultimi anni si è visto chiaramente: per vincere il girone C servono intensità, struttura fisica, continuità e mentalità feroce. Servono giocatori che conoscano campi difficili, pressioni ambientali e battaglie sportive settimanali. Il Bari dovrà tornare a costruire una squadra cattiva, nel senso migliore del termine.

E poi c’è l’attacco, reparto che probabilmente richiederà gli interventi più pesanti. Nell’ultima stagione i biancorossi hanno segnato troppo poco e quasi mai dato la sensazione di poter fare male con continuità. Serviranno gol, tanti gol. E in Serie C, molto spesso, la differenza tra una squadra che domina e una che arranca sta proprio nella presenza di un bomber da doppia cifra abbondante.

Infine, il punto centrale: la programmazione. Con l’arrivo di Marino, il Bari ha finalmente una figura chiamata a dare una direzione chiara al progetto. Toccherà a lui stabilire priorità, scegliere gli uomini giusti e soprattutto capire con quale ambizione affrontare questa ripartenza. Perché il vero interrogativo non è soltanto chi arriverà, ma che Bari vuole essere.

Due settimane non sono molte. Ma possono bastare per dare un segnale forte. Dopo il silenzio, dopo il trauma della retrocessione e dopo mesi di improvvisazione, la piazza aspetta risposte. Concrete, rapide e credibili. Il mercato del Bari, quest’anno, non sarà soltanto una campagna acquisti: sarà il primo vero esame della nuova era Marino.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 07:00
Autore: Antonio Testini
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