C'è un momento in cui la frustrazione accumulata in questi mesi dai tifosi del Bari è stata incarnata ed espressa, esplodendo come un vulcano in eruzione, dal capo della tifoseria organizzata dopo Bari-Sudtirol a confronto con Moreno Longo, Valerio Di Cesare e i calciatori fuori dallo stadio. In questo monologo c'erano diverse domande, ma di queste una era la più iconica e allo stesso tempo essenziale e fondamentale: "Che cosa vi manca?"
Una domanda tanto semplice quanto difficile nel trovare risposte. Anche perché tutte le ipotesi potrebbero essere confutate. La squadra è stata praticamente rivoluzionata negli interpreti e la guida tecnica è cambiata da poco, portando con sé un nuovo senso di responsabilità oltre che tatticismi. La direzione sportiva è stata affidata in toto all'ex grande capitano Di Cesare, che oggi più di ogni altro può trasmettere ai nuovi arrivati, scelti in prima persona, cosa significhi giocare a Bari. La ricostruzione doveva portare con sé almeno dei cambiamenti sul campo, a rigor di logica: non parliamo di stravolgimenti di livello tecnico - anche perché l'unico calciatore di movimento che ha dimostrato di possedere talento si chiama Emanuele Rao - ma per lo meno di carattere e atteggiamento. Eppure qualche sprazio si era visto e non solo nella vittoria di Cesena: è chiaro che si trattasse, tuttavia, del solito fuoco di paglia. 
Ed ecco allora che quella domanda torna martellante: cosa manca? Non vale rispondere "la società". Non per difenderla, ma se ci limitiamo a pensare al rettangolo di gioco, ora come ora la dirigenza o la proprietà non può fare più nulla. E per salvarsi, il tasso tecnico è comunque superiore a diverse concorrenti più in alto in classifica. 
La questione si potrebbe risolvere, banalmente, come suggerito nello stesso confronto con gli ultras, con il termine più edulcorato: "gli attributi". Ma anche qui come si fa a immaginare un'intera squadra senza quella componente in una città che spinge, "che vive di pallone", con addosso una maglia storica, con un popolo che spinge e che sogna ogni giorno di tornare dove merita, in uno stadio così imponente e importante, con una tifoseria che riempie i settori ospiti ovunque. L'allenatore è carismatico, ci sono calciatori di esperienza e con tante presenze come Pucino e Bellomo, ci sono diversi giovani che dovrebbero avere l'ardore di sfondare per mettersi in mostra. Insomma, gli stimoli di certo non mancano. E allora quel grido straziante che rappresenta un popolo intero, stremato, fa ancora più eco: Bari, cosa ti manca? Resterà un mistero, almeno fino a risposte concrete sul campo.

Sezione: Copertina / Data: Gio 19 febbraio 2026 alle 08:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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