Novanta minuti per salvare una stagione. Novanta minuti per salvare una categoria. Novanta minuti, forse, anche per salvare un pezzo di credibilità che il Bari ha lentamente consumato dentro un campionato pieno di errori, paure e occasioni mancate.

Lo 0-0 dell’andata contro il Südtirol ha lasciato addosso una sensazione strana. Non è un risultato che condanna, ma è un risultato che pesa terribilmente. Perché obbliga il Bari a fare ciò che per tutta la stagione gli è riuscito raramente: vincere una partita sporca, tesa, ad altissima pressione. E dovrà farlo in trasferta, al Druso, dove il Sudtirol potrà permettersi anche di speculare sul pareggio grazie al miglior piazzamento in classifica.

È questo il punto più duro da accettare: il Bari arriva all’ultimo atto della stagione senza alcun vantaggio. Costretto a rincorrere, ancora una volta.  La partita del San Nicola ha confermato tutte le fragilità già viste nei mesi precedenti. Squadra bloccata mentalmente, lenta nel palleggio, incapace di trasformare il possesso in pericolosità reale. I biancorossi hanno avuto il controllo territoriale a tratti, ma quasi mai il controllo emotivo della gara. E nei play-out, spesso, è proprio la testa a fare la differenza.

Il Sudtirol di Fabrizio Castori ha invece interpretato perfettamente il contesto. Partita sporca, ritmo spezzato, pochi spazi concessi e grande attenzione nei dettagli. Non ha fatto molto di più del Bari, ma ha dato la sensazione di sapere esattamente cosa fare e soprattutto cosa non fare. Il Bari, invece, è sembrato ancora una volta sospeso tra paura e confusione.

Adesso però il tempo delle analisi sta finendo. Conta solo capire se questa squadra abbia davvero dentro di sé qualcosa che finora si è visto troppo poco. Orgoglio, personalità, cattiveria sportiva. Perché la salvezza non arriverà per inerzia e non arriverà per il peso della maglia.

Servirà una partita diversa sotto ogni aspetto. Diversa nella mentalità prima ancora che nella tattica. Moreno Longo si gioca tantissimo. La sua gestione aveva avuto il merito di ridare vita a una squadra che sembrava morta settimane fa, ma oggi tutto si concentra sugli ultimi novanta minuti. Dovrà trovare le scelte giuste, ma soprattutto dovrà liberare mentalmente un gruppo che venerdì è apparso schiacciato dalla paura di sbagliare.

E poi serviranno i leader. Quelli veri. Servirà Emanuele Rao, il volto più luminoso di questo finale di stagione. Servirà l’esperienza di Gabriele Moncini. Servirà la leadership silenziosa di Valerio Mantovani. Servirà che qualcuno si prenda sulle spalle il peso della partita quando arriveranno tensione, nervosismo e paura.

Perché il rischio più grande, adesso, è uno solo: giocare pensando a ciò che potrebbe accadere in caso di retrocessione invece che a ciò che serve per evitarla. Il Bari ha ancora una possibilità. L’ultima vera occasione per impedire che questa stagione venga ricordata come una delle più amare degli ultimi anni. Ma a Bolzano non basterà restare vivi. Bisognerà finalmente dimostrare di meritare la Serie B.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 17 maggio 2026 alle 08:00
Autore: Antonio Testini
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