Per il Bari è già giugno, ma l'estate biancorossa non è ancora iniziata. La retrocessione in Serie C ha lasciato dietro di sé macerie sportive, rabbia e interrogativi. Eppure il tempo per fermarsi a riflettere non esiste. Perché il prossimo mese rischia di essere decisivo almeno quanto lo sono stati i novanta minuti del Druso. Sul tavolo ci sono due questioni enormi: il nodo stadio e la programmazione tecnica. Due temi diversi, ma strettamente collegati. Perché entrambi raccontano una sola domanda: quale futuro immagina il Bari per sé stesso?

I giorni successivi alla retrocessione sono stati segnati soprattutto dal duro confronto istituzionale tra il sindaco di Bari, Vito Leccese, e il presidente Luigi De Laurentiis. Un botta e risposta che ha certificato come il rapporto tra Palazzo di Città e società sia arrivato a un momento di forte tensione.

Al centro della discussione c'è naturalmente il San Nicola. La concessione dello stadio rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro del club, ma il Comune ha chiesto garanzie. Prima di procedere con la delibera, il sindaco ha infatti domandato alla società di chiarire quali siano i progetti da qui al 2028, anno in cui terminerà il regime di multiproprietà.

Una richiesta che va oltre la semplice questione burocratica. Bari vuole sapere cosa sarà del Bari. Vuole capire se esiste una strategia, una visione, un investimento programmato. Dopo una retrocessione maturata al termine di due anni di progressivo ridimensionamento tecnico, le rassicurazioni non bastano più. Servono programmi, numeri, obiettivi e impegni concreti.

E qui si arriva al secondo, enorme tema.

Perché mentre fuori infuria il dibattito istituzionale, dentro il club regna ancora il silenzio. Un silenzio che non sorprende più. È diventato quasi una cifra stilistica della gestione De Laurentiis. Vengono inevitabilmente in mente i quaranta giorni trascorsi senza una parola dopo la finale playoff persa contro il Cagliari nel giugno 2023. Anche allora il Bari si trovò davanti a un bivio e impiegò settimane prima di indicare una direzione.

Oggi la situazione è persino più delicata.

La Serie C impone decisioni rapide. Bisogna scegliere il direttore sportivo, definire il futuro dell'area tecnica, capire chi guiderà la squadra in panchina e quali giocatori potranno rappresentare le fondamenta della ricostruzione. Soprattutto, bisogna stabilire quale sarà l'ambizione del club.

Perché esistono due strade. La prima è quella di una Serie C affrontata con l'obiettivo dichiarato di tornare immediatamente in B, investendo risorse importanti e costruendo una rosa all'altezza. La seconda è quella di una gestione più prudente, che rischierebbe però di trasformare la permanenza in terza serie in qualcosa di molto più lungo e pericoloso del previsto.

La storia recente del calcio italiano insegna che uscire dalla Serie C non è mai semplice, nemmeno per le grandi piazze. Servono programmazione, competenza e una chiara volontà di vincere. Tutte caratteristiche che il Bari dovrà dimostrare di possedere nei prossimi giorni.

Per questo giugno rischia di essere molto più importante di qualsiasi partita. Perché la retrocessione appartiene ormai al passato. La ricostruzione, invece, deve ancora cominciare. E Bari aspetta di capire se qualcuno ha davvero intenzione di guidarla.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 01 giugno 2026 alle 08:00
Autore: Antonio Testini
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