Ci sono storie che sembrano inseguirsi per anni, fino a ritrovarsi nello stesso punto. Bari e Salernitana in fondo hanno vissuto, recentemente, percorsi incredibilmente simili: stesse ambizioni, stesse piazze calde che vivono il calcio come una questione di vita, stessi sogni accarezzati e poi crollati all’improvviso. E sullo sfondo tornano inevitabilmente due nomi, quelli di De Laurentiis e di Lotito, figure accomunate da dinamiche che, col tempo, hanno lasciato più di qualche ferita. Due tifoserie gemellate, due città del Sud enormi per passione e tradizione, che oggi si ritrovano di nuovo insieme. Ma nel modo più amaro possibile: in Serie C.
La Salernitana, fino a pochi anni fa, viveva uno dei momenti più alti della sua storia: il ritorno in Serie A dopo oltre vent’anni. Apparentemente l’inizio di una nuova era ma, proprio nel momento della rinascita, esplose il caso Lotito. Il presidente, già proprietario della Lazio, non poteva detenere anche il club granata nella stessa categoria, e da lì un lungo periodo di incertezza. Una società che dava continuamente la sensazione di essere appesa ad un qualcosa di invisibile. Eppure, nonostante tutto, riuscì in una “missione” quasi impossibile: una salvezza, quasi miracolosa. L’anno successivo fu ancora meglio, visto che i granata riuscirono a salvarsi con largo anticipo. Ma, all’improvviso, il crollo. L’ultimo posto, la retrocessione in Serie B e infine un’altra caduta, ancora più dolorosa, fino alla Serie C. In pratica, nel giro di pochissimo tempo, soli due anni, la Salernitana è passata dal sogno della Serie A all’incubo della C.
Bari, per certi versi, pur senza aver vissuto la Serie A negli ultimi anni, ha seguito un percorso emotivamente molto simile. Dopo il fallimento del 2018, la ripartenza con la Filmauro di Aurelio De Laurentiis sembrava aver restituito subito entusiasmo ad una piazza ferita e svuotata. La Serie D vinta, la risalita in B e poi quella stagione straordinaria che aveva riportato in città un entusiasmo che mancava da tempo. Da lì, però, qualcosa si è spezzato, fino al drammatico epilogo di quest’anno, con il Bari rispedito in Serie C. E inevitabilmente, ancora una volta, è tornato al centro il tema della multiproprietà. Perché, a Bari, il legame con il Napoli è sempre stato percepito come una questione irrisolta. I recenti botta e risposta tra De Laurentiis e il sindaco di Bari hanno soltanto alimentato una sensazione ormai diffusissima in città: quella di un progetto che, a torto o a ragione, non è mai sembrato davvero libero di poter ambire fino in fondo.
Perché se a Salerno il nodo Lotito-Lazio esplose apertamente nel momento della promozione in Serie A, a Bari la questione Napoli è sempre rimasta sullo sfondo come una presenza troppo ingombrante per essere ignorata. Il timore di essere considerati una “seconda squadra” - alimentato anche da alcune uscite dello stesso Aurelio De Laurentiis -, la sensazione di avere un tetto alle proprie ambizioni e una distanza sempre più marcata tra tifoseria e proprietà hanno accompagnato gli ultimi anni biancorossi. Col tempo, quella che inizialmente era solo diffidenza si è trasformata in una frattura profonda, oggi sempre più difficile da ricucire.
Ed è proprio qui che le storie di Bari e Salernitana s’incontrano. Non c’è solo uno storico gemellaggio tra tifoserie, tra i più sentiti del calcio italiano, ma un modo molto simile di vivere il calcio: viscerale, totale. Due piazze che si sono sempre riconosciute perché, in fondo, si somigliano più di quanto sembri. Negli ultimi anni hanno condiviso anche la parte più amara del percorso: la sensazione di essere rimaste intrappolate in dinamiche societarie più grandi di loro, mentre i sogni sul campo si sgretolavano. Oggi entrambe si ritrovano nello stesso punto, in Serie C, quasi spiazzate da quanto velocemente tutto sia cambiato. Ed è forse questo il tratto più forte del loro legame: non solo il gemellaggio, ma la condivisione di una delusione profonda, che non cancella però orgoglio e identità. Bari e Salernitana restano piazze enormi, che continuano a sentirsi più grandi delle categorie in cui si trovano.
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