Impossibile pensare che la delusione e la rabbia per la serie C possano svanire a distanza di una settimana o di pochi giorni. Il risultato finale di venerdi scorso sta avendo ancora le sue conseguenze sull'ambiente barese e ha provocato un inevitabile scossone in tutta la città. Subito dopo il fischio finale di Sudtirol-Bari sono volati gli stracci tra sindaco e proprietà, acuendo ancora di più la frattura oramai insanabile tra la città e chi gestisce la società. Nel frattempo stanno continuando le valutazioni e le considerazioni sul perchè di questa retrocessione cosi amara e difficile da digerire. Tra questi ragionamenti spicca, indubbiamente, un particolare non di poco conto. Trattasi del clamoroso flop dei calciatori baresi, quelli che avrebbero dovuto trascinare il gruppo, far capire a tutti l'importanza di questa maglia e il blasone di questo club.
Se pensiamo a Bellomo, Castrovilli e Partipilo, l'animo del tifoso barese diventa sempre più cupo. Tutti i supporters biancorossi si sentono soprattutto traditi da loro. Inevitabili i paragoni con il Bari dei baresi di Catuzzi e tanti altri calciatori nati a Bari che hanno giocato in altre stagioni con i galletti e che hanno avuto il privilegio e la cura di onorare la maglia biancorossa sino all'ultimo. Facile pensare ad un calcio oramai diverso dal passato. Se persino chi ha Bari nel sangue e nella linfa non riesce a trasmettere l'amore per questo club, allora, poi, certi risultati sono la naturale conseguenza. Se guardiamo ai tre calciatori suddetti, chi ha deluso più di tutti è Anthony Partipilo non fosse altro per i motivi che hanno fatto sì che l'ex calciatore del Frosinone tornasse in biancorosso. Erano anni che la società dei De Laurentiis rincorreva Partipilo. E' stato un obiettivo di mercato tanto desiderato e voluto. E' sempre stato lui il giocatore da riportare a Bari facendoli respirare nuovamente l'aria di casa. Il ritorno del "figliol prodigo". C'erano tante aspettative su di lui ma, pian piano, è sembrato che lui non rispondesse alle esigenze reali della squadra, che non ci mettesse quel sacro furore in campo. Si sono succeduti tre allenatori e, addirittura, Anthony è sparito completamente dai radar, arrivando ad essere messo fuori rosa durante l'era Longo. Nel mercato di gennaio sfumò all'ultimo il passaggio al Monopoli e da lì non è più rientrato nei piani tecnici.
E che di dire poi di Gaetano Castrovilli, rientrato alla base biancorossa con tanto entusiasmo e felicità. Un campione d'Europa a Bari, quello che doveva essere il faro tecnico della squadra con la sua qualità e la sua esperienza. Niente di tutto questo. Prestazioni estremamente deludenti sommate, poi, a problematiche fisiche che, spesso, hanno condizionato la carriera dell'ex calciatore della Fiorentina. E, poi, il mesto saluto a gennaio direzione Cesena. Infine ma non ultimo per importanza all'interno dello spogliatoio c'è Nicola Bellomo. La vera essenza della baresità non fosse altro per il nome di battesimo. Il solito Nicola. Minutaggio ridotto, condizione fisica non sempre ottimale e pochissima sostanza in campo eccetto qualche lampo ( si ricorda il gol contro la Sampdoria al Ferraris e poco altro). In più la solita proverbiale verve caratteriale ma che ha portato tanti cartellini gialli ( anche dalla panchina) e mai un reale contributo di personalità in campo.
Insomma, è opinione comune che almeno quei tre calciatori baresi avrebbero dovuto rappresentare una scintilla, un qualcosa di positivo, un'ancora a cui aggrapparsi. Cosi non è stato. La fallimentare stagione del Bari si è racchiusa anche in questo fattore. Quel fattore che doveva essere il comune denominatore delle fortune biancorosse ma che è stato, invece, tra le motivazioni di una dolorosa retrocessione.
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