Cosa è successo davvero a Moreno Longo nelle ultime settimane? E' questa una domanda che ci pervade da tempo e che non riesce ad avere ancora una risposta. Un qualcosa che possa davvero convincerci e farci capire bene lo stato d'animo dell'allenatore biancorosso. Dal suo ritorno a Bari sino ad oggi, l'atteggiamento del tecnico torinese è profondamente cambiato e non certo con una parabola che può giudicarsi positiva. Longo tornò a Bari con il suo proverbiale carico di entusiasmo, di garbo, di buoni propositi. Raggiunse subito il capoluogo pugliese con la voglia di dimostrare che il suo lavoro e il suo impegno potevano rappresentare il giusto antidoto ad una situazione via via divenuta preoccupante e complicata.

Le sue prime settimane, al di là dei risultati, erano parse quanto meno normali con confronti civili e costruttivi come suo solito, dimostrando uno stile che aveva già evidenziato la scorsa stagione. Nessun giro di parole, apertura totale di cuore, consapevolezza di certi limiti e dimostrazione di voler lottare sino all'ultimo per conquistare l'obiettivo salvezza. Mano mano che il tempo è passato, l'impressione è di aver assistito a quella stessa metamorfosi negativa avuta nello scorso campionato. Il crescente nervosismo unito ad alcuni capitomboli preoccupanti della squadra hanno fatto sbottare Longo con dichiarazioni che sono andate nella direzione di colpire parecchio nell'orgoglio qualche giocatore. Celebri furono le sue parole post Carrarese dopo il fragoroso ko interno contro la squadra di Calabro. Dichiarazioni che, probabilmente, con un analisi più serena andavano dette all'interno dello spogliatoio e non sbandierate ai quattro venti.

Poi sono arrivate le scelte forti. I casi Pucino, Dickmann e Artioli, i tentativi della disperazione di cambiare in corsa anche modulo tattico forse nella speranza, nella migliore delle ipotesi, di scuotere la squadra, di trovare un magico meccanismo positivo. Sta di fatto che la confusione è stata evidente. Alcune decisioni tecniche hanno destato qualche perplessità, non ultima lo schieramento adottato contro il Sudtirol venerdi con lo spostamento di Mantovani nel ruolo di terzino destro nonchè l'indecifrabilità sulla posizione di Piscopo ed Esteves. Per non parlare, poi, di certi cambi in corso di partita che hanno visto sempre l'uscita di scena di Rao e Moncini, unici due calciatori in grado davvero di far spostare i fragili equilibri di questa squadra.

I rapporti interni sempre più precari e un ambiente oramai distaccato e ostile sin dall'inizio della stagione hanno fatto il resto. Per arrivare, infine, a questo silenzio assordante con la stampa. Un silenzio fragoroso, inspiegabile, difficile da interpretare. Cosa sarà mai? Mancanza di condivisione con alcuni cronisti? Ambiente troppo ostile? Strategia comunicativa? Sono domande che in tanti si pongono. La cosa complicata è capire ora cosa passa nella mente di Longo. Venerdi a Bolzano ci si gioca tutto. Novanta minuti che valgono un campionato, una stagione, una carriera e, forse, anche, la reputazione. L'immagine e il futuro di un allenatore appeso ad una partita. Cosa avrà in testa e nel cuore il tecnico biancorosso? E, a fine partita, gli tornerà la voglia di comunicare e di parlare a prescindere dal risultato finale? Probabilmente sono risposte che avremo dopo le ore 22.00 di venerdi 22 maggio a Bolzano. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 17 maggio 2026 alle 17:00
Autore: Maurizio Calò
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