Giorgio Roselli non si risparmia mai quando si parla del Bari e di Bari. Soprattutto in uno dei momenti più difficili della storia del club pugliese, l'ex centrocampista biancorosso della stagione 1986-87, in un'intervista rilasciata a TuttoBari, ha parlato a cuore aperto dell'attuale situazione del club pugliese con un accenno a ciò che un po' tutto l'ambiente cittadino dovrebbe ritrovare. Ecco, di seguito, le sue parole.

Mister Roselli, l’inizio di questa estate del Bari è piuttosto surreale e quasi, forse, peggio del 2018 quando i tifosi biancorossi patirono il fallimento dell’era Giancaspro e, prima ancora, la crisi del 2014 dell’era Matarrese. Oggi l’ambiente barese è scollato, amareggiato con uno scontro senza precedenti con la famiglia De Laurentiis che ha portato alla rottura totale dei rapporti anche a livello istituzionale. Come si esce, secondo Lei, da questa situazione? 

Non è solo una situazione che riguarda Bari perché vedo tante piazze in subbuglio. Se penso a ciò che sta accadendo a Genova sponda Sampdoria non è che siamo molto lontani da ciò che sta accadendo a Bari. Non c’è dubbio che Bari ha subìto quest’anno un disastro sportivo notevolissimo che ha deluso tantissimo i tifosi. Sono quelle stagioni che nascono male e che poi possono finire peggio di come si possa pensare. E cosi è stato a Bari. Eppure devo dire che la squadra non era cosi di basso livello rispetto alle squadre con cui ha lottato per cercare la salvezza ma, purtroppo, come dicevo, ci sono stagioni che finiscono in maniera disastrosa e il Bari è stato risucchiato in questo tunnel. Difficile dire come se ne esce. E’ molto complicato. Io, però, ho un pensiero che ho sempre avuto in queste situazioni”.

Quale sarebbe? Ci vuole che si ricostruisca un po’ tutto l’ambiente. Ci vuole una nuova compattezza tra tutte le componenti ambientali che circondano il Bari. E’ chiaro che il calcio è fatto soprattutto per i tifosi e se loro non sono contenti bisogna fare in modo che torni entusiasmo e voglia di seguire la propria squadra del cuore. Questo perché in fondo si fa calcio soprattutto per i tifosi. C’è la fede e l’affetto per questa maglia che solo i tifosi sanno esternare e, allo stesso tempo, custodire. Per tornare a crescere e a fare risultati bisogna ritrovare unità di intenti. Gli scontri frontali portano a poco. Io penso che, se torna un po’ di compattezza, forse anche la proprietà saprà cogliere una nuova opportunità di ripartenza”.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 11 giugno 2026 alle 18:30
Autore: Maurizio Calò
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