Pochi giorni fa è ufficialmente iniziato il Mondiale di calcio tra Messico, Canada e Stati Uniti d'America, che ha catturato l'attenzione di tutto lo sport internazionale. Per la terza edizione consecutiva, però, l'Italia non è riuscita a qualificarsi, mancando ancora una volta l'appuntamento più importante e che, nel passato, l'ha vista come assoluta protagonista. I fasti del calcio italiano sembrano un lontano ricordo, e non solo a livello di nazionale: anche i club non se la passano bene, sintomo di un sistema che non funziona.

La situazione del Bari, con una squadra storica del calcio italiano vittima della multiproprietà, con uno stadio tra i più grandi d'Italia, piombata addirittura in terza divisione, spiega bene lo stato di salute dello sport più popolare del mondo nel nostro Paese. In altre nazioni, città con un bacino d'utenza importante con un impianto gigante, hanno proprietà che hanno voglia di investire e costruire qualcosa di solido e duraturo. In Italia, invece, questo non accade, per diverse ragioni. Ma invece di provare ad invertire la rotta, sembra essere più facile nascondere la polvere sotto al tappeto e incolpare l'altro, senza trovare una soluzione comune.

Ovviamente la colpa della mancata qualificazioni all'ennesima edizione della World Cup non è della multiproprietà o della situazione del Bari: il lento declino del calcio italiano, però, passa anche da queste cose, che non permettono al movimento di crescere. Ora gli italiani sono costretti a seguire ancora una volta i Mondiali sena poter supportare i propri Azzurri, e i tifosi di molte squadre, tra cui proprio il Bari, sono vittime di gestioni societarie folli. In Italia, ormai, è vietato sognare.

Sezione: News / Data: Dom 14 giugno 2026 alle 19:30
Autore: Alessio Bonavoglia
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